La cappella Palatina è una basilica che si trova all’interno del Palazzo dei Normanni, a Palermo. Fu voluta da Ruggero II d’Altavilla, primo re normanno di Sicilia. E costituisce un tesoro di inestimabile bellezza, riconosciuto Patrimonio dell’umanità mondiale dell’UNESCO.

Se la prima impressione è quella di entrare in una normale chiesa cristiana, guardando più attentamente la sua struttura è possibile riconoscere due piccole chiese. Ad occidente si vede una chiesa latina suddivisa da dieci colonne. Ad oriente (nel presbiterio) si riconosce invece una piccola chiesa cristiana orientale, cioè bizantina, a pianta quadrata sormontata da una cupoletta emisferica. Anche le iscrizioni che si trovano sulle pareti sono sia in latino che in greco. Questo testimonia il fatto che, in questa piccola cappella, al tempo di Ruggero II, le due componenti religiose si controbilanciavano e che il rito veniva “officiato” in entrambe le lingue.

Sulle pareti si possono trovare meravigliosi mosaici bizantini. Sono formati da due lastre di vetro tra le quali si trova uno strato sottilissimo di oro.

Unico al mondo e di notevole importanza e pregio è il soffitto. Si tratta di un soffitto “fatimita a muquarnas” che significa stalattiti o alveoli. Qui si ammirano ben 750 dipinti che rappresentano il paradiso coranico. Vi sono alberi, mostri, pavoni, aquile; uomini accovacciati con le gambe incrociate alla musulmana, generalmente in atto di bere, o di andare a caccia. Tutte queste scene appartengono alla iconografia profana islamica, le cui immagini raffigurate rappresentavano simbolicamente l’augurio di una vita felice dopo la morte.

Un cenno particolare merita il candelabro monolitico alto quattro metri e ventisei centimetri posto sulla destra accanto all’ambone. Usato ancora oggi nel giorno di Pasqua, è diviso in cinque ordini e poggia su quattro leoni. I leoni, che sono il simbolo dei normanni, azzannano uomini e bestie. Al centro dell’opera salta subito all’occhio Cristo, raffigurato con la barba. Questi siede su un cuscino e tiene in mano un libro. Ai suoi piedi si nota la figura di un uomo vestito da ecclesiastico, probabilmente Ruggero II, che commissionò l’opera.

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