Tempio di Valadier

Tempio di Valadier - La chiesa nella roccia

Nelle Marche si trova un tempio davvero suggestivo. Si tratta del Tempio di Valadier, proprio all’ingresso di un’alta grotta di montagna, vicino a Genga e alle più celebri Grotte di Frasassi. Un luogo decisamente curioso, l’interno di una grotta, dove costruire un tempio. La sua forma neoclassica, di pianta ottagonale, si staglia con un effetto estremamente suggestivo contro i bordi della parete della grotta, quasi volesse cercare rifugio nella buia cavità naturale.

In realtà, già a partire dal X secolo e per centinaia di anni, la popolazione trovò rifugio tra le pareti di questa grotta. Veniva utilizzata per nascondersi dai saccheggi che imperversavano nella zona.

Fu nel 1828 che Papa Leone XII, originario proprio di Genga, fece costruire qui il tempio, sopra una vecchia chiesa già esistente, sulla base di un progetto dell’architetto Giuseppe Valadier. Per il pontefice il luogo avrebbe dovuto essere un rifugio per i cristiani che volevano chiedere perdono. Questo gli valse il soprannome di “rifugio dei peccatori”. All’interno fu posta una Madonna con Bambino scolpita dalla bottega di Canova, sostituita in seguito da una copia. L'originale può essere ammirata al Museo di Genga.

Oggi il Tempio di Valadier è una meta di grande suggestione, soprattutto quando a Natale, viene rappresentato il tradizionale presepe vivente. È un luogo capace di lasciare senza fiato tutti coloro che lo visitano la prima volta, ma anche quelli che, ritornandoci, non possono fare a meno di rimanere stupiti ogni volta che si trovano avvolti dalla sua magia.

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Museo Stibbert

Museo Stibbert – L'Armeria Giapponese

Il Museo Stibbert di Firenze è nato dalle collezioni di Frederick Stibbert. Questo inglese di madre toscana, proprio qui, alla fine dell'Ottocento, restaurò e ingrandì la piccola Villa Montughi creando la sontuosa villa di famiglia. Arricchitosi con il business ferroviario nella madre patria inglese, Stibbert si stabilì dunque a Firenze. E alla sua morte donò la villa, il parco ad essa connesso e le collezioni qui custodite alla città, facendo così nascere un'importante fondazione che aprì la casa al pubblico.

Attualmente l'intera collezione è costituita da oltre 36.000 numeri di inventario (per circa cinquantamila oggetti). Per la maggior parte sono tutti pezzi esposti, frutto del nucleo originale lasciato da Stibbert alla sua morte ma incrementato da vari doni e acquisti posteriori. Nel museo sono esposte armi antiche, insieme a oggetti d'arte. La sezione più impressionante è però sicuramente quella delle armature. Assolutamente unica per ricchezza, internazionalità e scenograficità dell'esposizione. Essa vanta quasi 16.000 pezzi di varie epoche, provenienti per la maggior parte dal centro Europa.

Tra le varie collezioni museali vi è anche quella giapponese, la più grande al mondo fuori dal Giappone.

Le tre sale che ospitano l'Armeria Giapponese erano in origine pensate per accogliere materiali medievali europei. Ma già intorno al 1880 Stibbert iniziò ad interessarsi agli armamenti dell'estremo oriente, in concomitanza con la riapertura del Giappone ai mercati esterni dopo il 1868. La raccolta conta circa 95 armature complete, 200 elmi, 285 tra spade corte e lunghe ed armi in asta, 880 tsuba (i guardamano delle sciabole ) oltre ad accessori tutti di grande qualità e fattura.

Gli oggetti si collocano quasi tutti tra il periodo Momoyama e il periodo Edo (dal 1568 al 1868). Alcuni sono però anteriori, da collocarsi nella seconda metà del XIV secolo.

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Bronzi di Riace

Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria – Tra i Bronzi di Riace

All’indomani del terremoto del 1908, nacque l'idea di realizzare a Reggio Calabria un grande museo. Un museo interamente dedicato alla Magna Grecia. Sorse così il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.

Il nuovo allestimento permanente conta oggi ben 220 vetrine e si sviluppa su quattro livelli. Questi raccontano la storia del popolamento umano in Calabria dalla preistoria alla romanizzazione. Il tutto secondo un criterio cronologico e tematico.

La visita inizia al secondo piano, dalla preistoria e protostoria. E continua al primo piano tra le città e i santuari della Magna Grecia. Seguono il mezzanino con le sue Necropoli, e infine il piano terreno. Il piano seminterrato è invece riservato alle esposizioni temporanee. Vi si trova anche il lapidario e una piccola area archeologica relativa a un lembo della necropoli rinvenuta nel 1932.

Al piano terreno, dal 1981, c'è una sezione speciale. Accoglie i famosi Bronzi. Sono custoditi insieme alla cosiddetta Testa del Filosofo e alla Testa di Basilea.

I Bronzi di Riace sono considerati tra le testimonianze più significative dell’arte greca classica. Si tratta di due statue bronzee raffiguranti due uomini nudi. Originariamente armati di scudo e lancia, sono il simbolo della città di Reggio Calabria. Ritrovati nel 1972, nei pressi di Riace Marina, si scoprirono durante un’immersione. Le ipotesi sulla provenienza, sulla datazione e sugli autori delle statue sono diverse. Risalgono probabilmente alla metà del V secolo a.C. E si suppone che siano state gettate in mare durante una burrasca per alleggerire la nave che li trasportava. Oppure, che semplicemente l’imbarcazione affondò.

Sono questi i reperti più conosciuti nel mondo, Ma non sono gli unici preziosi esemplari della storia calabrese. Al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria si custodiscono infatti reperti relativi a un ampio arco cronologico. Alcuni dei quali unici per bellezza, maestosità o stato di conservazione.

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Palazzo Te

Palazzo Te – La grotta del Giardino segreto

Palazzo Te è uno degli edifici mantovani più celebri e apprezzati dai turisti. Circondato dagli alberi dei giardini appare quasi per incanto un po’ come doveva avvenire per chi ci si avvicinava in passato, uscendo dalle mura di Mantova e attraversando il ponte che collegava l’isola del Te alla città. La costruzione è una villa dedicata a Federico II Gonzaga, costruita in soli 10 anni da Giulio Romano e dalla sua bottega e ancora oggi splendidamente conservata. Con un ciclo di affreschi unico al mondo.

Ma perché si chiama così?

L’origine del nome non deriva chiaramente in alcun modo dalla bevanda nazionale inglese. Ma allora da dove viene questo appellativo? A questo riguardo ci sono solo delle ipotesi. Una delle più accreditate fa risalire il Te alla T formata da due strade che si incrociavano al centro dell’isola su cui sarebbe sorto il Palazzo. Le altre ipotesi fanno riferimento al fatto che Te sia una contrazione di “Tejetum”, termine utilizzato in passato per questa località. Nel frattempo il nome continua a garantire al palazzo un alone di mistero.

Tra gli angoli più caratteristici di questo luogo c’è senza alcun dubbio la grotta del Giardino segreto. Si tratta di uno dei particolari che attirano di più i visitatori che arrivano fino al giardino, sul lato sinistro dell’esedra.

La grotta risale ad un’epoca successiva alla costruzione del Palazzo Te. Prova ne sia il fatto che il primo accenno si trova in un documento del 1595. Questo strano ambiente è da attribuirsi alla volontà e fantasia del duca Vincenzo I Gonzaga di cui si vedono le imprese all’interno delle nicchie. L’ambiente ha subito pesanti danni con l’asportazione delle conchiglie che ne ornavano le pareti, insieme a concrezioni rocciose e mosaici, e con la scomparsa dei giochi d’acqua che sorprendevano i visitatori.

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Pinacoteca di Brera

Pinacoteca di Brera – I 5 tesori del museo

Uno dei musei più importanti di Milano è la celebre Pinacoteca di Brera che si trova all’interno stesso del Palazzo di Brera. Indubbiamente, la sua gloria e la notorietà sono da attribuirsi all’impressionante raccolta di fantastiche opere d’arte che racchiudono un arco temporale che parte dal XIV secolo per arrivare al XX secolo.

Tra i tesori qui custoditi ve ne sono 5 in particolare su cui vogliamo soffermarci.

Il primo è la “Flagellazione del Cristo” un’opera di Luca Signorelli, che l’artista dipinse nel 1475. Nel quadro il Cristo è raffigurato al centro, legato ad una colonna la quale è sormontata da una statuetta in bronzo. Altre figure, caratterizzate da uno spiccato dinamismo, gli girano attorno.

Poi ci sono il “Cristo Morto” di Andrea Mantegna, la cui particolarità è data dal punto di vista da cui il Cristo è dipinto, ovvero sdraiato ed in punto di morte; ma anche “Lo Sposalizio della Vergine”, un’opera d’arte risalente al 1504 eseguita da Raffaello, che ritrae il momento in cui Maria riceve l’anello nuziale da San Giuseppe. Le figure dietro sono tutti i pretendenti della Vergine Maria ed ognuno di essi aveva in mano un bastone, attendendo una sorta di segno divino. Ma solo quello di San Giuseppe fiorì, ed il resto della storia la conosciamo.

La “Sacra Conversazione” di Piero Della Francesca è una delle opere rinascimentali più famose al mondo e rappresenta la Madonna sul trono, con il bambino che dorme, la quale è circondata da santi ed angeli. Ad inchinarsi al suo cospetto c’è curiosamente il committente dell’opera, ovvero Federico Da Montefeltro.

Infine, ultimo ma non ultimo, di questa ridotta classifica, c’è il “Il Bacio” di Hayez. Tra i rappresentanti del romanticismo vi è questo capolavoro dell’arte, il cui significato non ha tuttavia nulla a che vedere con l’amore. Il dipinto celebra infatti l’alleanza tra l’Italia e la Francia, data simbolicamente dai colori delle due bandiere nazionali.

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Stanza della segnatura

Musei Vaticani – La Stanza della Segnatura

I Musei Vaticani sono circa sette chilometri di sale e corridoi che mostrano i secolari tesori dei Papi. Un luogo davvero incredibile, dove si spazia dall’arte egizia alle carrozze.

Uno dei pezzi forti dei Musei Vaticani è senza alcun dubbio la Stanza della Segnatura, capolavoro di Raffaello. La Stanza della Segnatura contiene i più famosi affreschi dell’artista: essi costituiscono il suo esordio in Vaticano e segnano l'inizio del pieno Rinascimento. L'ambiente prende il nome dal più alto tribunale della Santa Sede, la "Segnatura Gratiae et Iustitiae", presieduto dal pontefice e che usava riunirsi in questa sala intorno alla metà del XVI secolo.

Inizialmente Giulio II decise di adibire la stanza a biblioteca e studio privato. Ed il programma iconografico degli affreschi, eseguiti tra il 1508 e il 1511, si lega a questa funzione. Definito certamente da un teologo, si propone di rappresentare le tre massime categorie dello spirito umano: il Vero, il Bene e il Bello. Il Vero soprannaturale è illustrato nella Disputa del Santissimo Sacramento (o la teologia), quello razionale nella Scuola di Atene (o la filosofia). Il Bene è espresso nelle raffigurazione delle Virtù Cardinali e Teologali e della Legge. Mentre il Bello è incarnato nel Parnaso con Apollo e le Muse. Gli affreschi della volta si legano alle scene sottostanti: le figure allegoriche della Teologia, Filosofia, Giustizia e Poesia alludono infatti alle facoltà dello spirito dipinte sulle corrispettive pareti.

Sotto il pontefice Leone X, l'ambiente cambiò, divenendo studiolo e stanza da musica. Qui, egli custodiva infatti anche la sua collezione di strumenti musicali. L'arredo originale del tempo di Giulio II fu rimosso e sostituito con un nuovo rivestimento ligneo, opera di Fra Giovanni da Verona. Questo si estendeva su tutte le pareti ad eccezione di quella del Parnaso. Il rivestimento ligneo, a sua volta, andò probabilmente distrutto a seguito del Sacco di Roma del 1527. Al suo posto durante il pontificato di Paolo III, Perin del Vaga dipinse uno zoccolo a chiaroscuri.

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Valle dei Templi

Valle dei Templi - Il giardino della Kolymbethra

La Valle dei Templi è un parco archeologico siciliano caratterizzato dall'eccezionale stato di conservazione. E' un luogo unico al mondo, contraddistinto da importanti templi dorici del periodo ellenico. Questo straordinario sito archeologico risulta tra i più grandi del Mediterraneo. Inoltre, per la sua bellezza e importanza, è stato inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità redatta dall'UNESCO.

La Valle dei Templi è caratterizzata dai resti di ben undici templi in ordine dorico, tre santuari e una grande concentrazione di necropoli. Ma ci sono anche opere idrauliche, fortificazioni, parte di un quartiere ellenistico romano costruito su pianta greca, due importanti luoghi di riunione (l'Agorà inferiore e l'Agorà superiore). E poi un Olympeion e un Bouleuterion (sala del consiglio) di epoca romana su pianta greca. Insomma, un enorme quantità di tesori.

La conclusione perfetta ad una visita alla Valle dei Templi può essere però soltanto una: il giardino della Kolymbethra. Si tratta di un giardino capace di regalare ombra e frescura con i suoi olivi secolari e profumi unici al mondo prodotti dai suoi agrumi.

La Kolymbethra esiste fin dai tempi di Akragas, l’antica città fondata dai greci nel VI secolo a.C. oggi identificabile con Agrigento. Il nome si riferisce alla grande vasca voluta dal tiranno Terone per raccogliere le acque che confluivano dalle gallerie artificiali. Nei secoli successivi il giardino passò sotto il possedimento della Chiesa e di esso si occuparono gli abati della Badia Bassa. Questi vi introdussero le piante di agrumi e una coltivazione di canna da zucchero. Della Kolymbethra si presero poi cura alcuni contadini di Agrigento, fino agli ultimi decenni del ‘900. Da allora cadde in stato di abbandono. Ma grazie all’intervento del Fondo Ambientale Italiano è stato recuperato e portato al suo antico splendore.

Oggi è un sito aperto al pubblico, dove oltre alle bellezze del giardino si può visitare anche il percorso degli ipogei. Gli ipogei erano usati per la costruzione dell’antica rete idraulica e da questi sgorgavano le acque per l’irrigazione.

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Collezione Peggy Guggenheim

Venezia – La Collezione Peggy Guggenheim

La Collezione Peggy Guggenheim è uno dei più prestigiosi musei d’arte moderna al mondo, che comprende centinaia di opere d’arte. Ha sede presso Palazzo Venier dei Leoni, in quella che un tempo era la casa di Peggy Guggenheim, ex-moglie dell'artista Max Ernst e nipote del magnate Solomon R. Guggenheim.

Questo museo, pur raccogliendo una collezione in qualche modo più piccola e concentrata di quelle degli altri musei Guggenheim, è comunque uno dei principali punti di riferimento italiani nel campo dell'arte europea e statunitense della prima metà del ventesimo secolo.

Il grande amore della mecenate per le avanguardie del Novecento, dall’astrattismo al futurismo, ha permesso di dar vita ad una delle più ricche collezioni del settore, comprendente i capolavori di artisti come Boccioni, Chagall, Dalì, Magritte, Modigliani, Picasso, Warhol e molti altri. L’opera più celebre? Sicuramente il bronzo del 1948 “L'angelo della città” di Marino Marini, posizionato davanti al palazzo Venier dei Leoni, dove si trova il museo.

Il luogo tuttavia non ospita soltanto la collezione personale di Peggy Guggenheim, ma anche grandi opere della Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, il Patsy R. and Raymond D. Nasher Sculpture Garden e molte mostre temporanee.

Ma la Collezione Peggy Guggenheim non è solo un semplice museo. Infatti, qui vengono spesso organizzate cene di gala, eventi esclusivi e visite private alla collezione o alle mostre temporanee, concedendo l’uso esclusivo del giardino, della terrazza panoramica sul Canal Grande e del Museum Café, come in occasione dei popolari appuntamenti durante la stagione estiva.

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Acquario di Genova

Ponte Spinola - L'Acquario di Genova

L'Acquario di Genova è una delle grande attrazioni italiane. E' un acquario situato a Ponte Spinola, nel cinquecentesco porto antico di Genova, che al momento dell'inaugurazione era il più grande d'Europa e il secondo nel mondo.

L’Acquario di Genova vanta un percorso espositivo che mostra oltre 70 ambienti. Qui si trovano 12.000 esemplari di circa 600 specie, provenienti da tutti i mari del mondo. Da quelle rare come i lamantini, a quelle più note come i delfini. Dai pinguini, ai grandi predatori del mare: gli squali. E poi meduse, foche e coloratissimi pesci tropicali.

Il Pianeta Blu è la nuova sala che dà il via al percorso espositivo dell’Acquario. Uno spettacolare video mapping accoglie i visitatori con la suggestiva sequenza di immagini di animali marini provenienti da tutti gli oceani. Al centro di questa esperienza immersiva: l’importanza dell’acqua per la vita. Nella semioscurità, compare l’imponente grotta delle murene. Si tratta di una vasca cilindrica alta oltre 6 metri, avvolta da un allestimento che ricorda la sezione di una conchiglia. Qui, insieme alle murene seminascoste tra gli anfratti rocciosi si possono scorgere, spesso immobili sul fondale, alcuni scorfani. Nella stessa sala si possono inoltre osservare due specie di cavalluccio marino e il più intelligente tra gli invertebrati: il polpo.

Si prosegue nella laguna delle sirene, dove nuotano i lamantini, mammiferi acquatici erbivori. Pare che questi mansueti animali abbiano dato origine al mito delle sirene, figure mitologiche “metà donna e metà pesce”.

Un portale a effetto olografico accoglie il pubblico nella baia degli squali e anticipa l’emozione della vista della loro grande vasca. Questa ospita, oltre a diverse specie di squalo provenienti da vari ambienti marini, altri pesci interessanti.

L’isola delle foche mostra invece un gruppo di foche comuni, abitanti nell’emisfero settentrionale. Alcuni esemplari sono nati in Acquario. Altri, abbandonati dalla madre in natura poco dopo la nascita, sono sopravvissuti grazie all’intervento dell’uomo.

Si continua con pinguini e le specie marine antartiche. Poi, quando si entra nel Padiglione Cetacei il respiro si ferma per un attimo. E il cuore inizia a battere forte. Le quattro vasche a cielo aperto ospitano un nucleo sociale di tursiopi, i delfini costieri.

Il percorso nel Padiglione Biodiversità  si snoda all’interno della grande Nave Blu dell’Acquario di Genova. L’ultima sezione espositiva del Padiglione vuole rendere omaggio ai grandi esploratori e naturalisti del passato. Personaggi come Colombo, Humboldt e Darwin. In quest’area sono rappresentati alcuni ambienti d’acqua dolce e marina della fascia tropicale.

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Parco di Pinocchio

Collodi – Il Parco di Pinocchio

Il Parco di Pinocchio è un parco commemorativo della celebre fiaba situato a Collodi, frazione del comune di Pescia.

Concepito come parco tematico per l'educazione dell'infanzia, esso non è il consueto parco di divertimenti, ma piuttosto un luogo in cui si ha la sensazione di ripercorrere una fiaba vivente all'interno di un percorso scandito da connubio tra arte e natura. Non aspettatevi dunque effetti speciali nè attrazioni supertecnologiche (al massimo qualche fontanella con giochi d’acqua)

Vicino all'ingresso si incontra la scultura di Emilio Greco di “Pinocchio e la Fata”, presso un'aiuola sistemata a disegnare l'effigie del celebre burattino. Segue una zona con un teatrino e un ristoro. La “Piazzetta dei mosaici” conserva i mosaici di Venturino Venturi. Segue il "Villaggio di Pinocchio" e le varie sculture, realizzate da Pietro Consagra (il Carabiniere, il Gatto e la Volpe e il Serpente), Marco Zanuso e Augusto (Bobo) Piccoli.

Tra gli angoli più suggestivi del parco di Pinocchio c’è senza dubbio quello dedicato al “Grande Pescecane” (diventato poi una balena nel cartone animato Disney) che, nella storia, finisce con l’inghiottire prima Geppetto e poi anche lo stesso burattino. Affacciato su un'ampia vasca, il grosso animale in muratura emette a intervalli regolari degli ampi spruzzi d’acqua.

Qui non potrete non entrare: un veloce zig-zag tra i grossi denti aguzzi del pescecane e vi troverete dritti dritti nella sua pancia. Salendo poche, ma strette, scale arriverete poi fin sulla testa dell’animale, dove potrete godere di una bella vista su tutto il giardino.

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