Castello di San Giusto – Il Melone

I tradizionali simboli della città di Trieste sono due: l'alabarda di San Sergio e il cosiddetto "Melone". Entrambi si trovavano sulla sommità del campanile della Cattedrale di San Giusto.

Dell’alabarda abbiamo già parlato in precedenza (v.qui), mentre oggi parliamo del Melone. Il Melone è in realtà un acroterio in arenaria. Un acroterio è un elemento decorativo scolpito a tutto tondo posto sull’apice della copertura di un edificio. In questo caso, esso è modellato in dodici costolature simili a spicchi, cui si deve la popolare identificazione con il frutto.

Alto 1,13 metri, ha una circonferenza massima di 2,15. Inoltre, è coronato da una copia fedele dell’alabarda di San Sergio, il cui originale è custodito nel Tesoro della Cattedrale.

Si racconta che nell’aprile del 1421 un fulmine si abbattè sul campanile della Cattedrale di Trieste. La cuspide ne fu lesionata in modo grave, cosicché fu decisa la demolizione. Il 10 maggio 1422 il Melone venne rimosso e l’alta cuspide sostituita con un tetto in tegole, corrispondente alla forma attuale.

Il Melone fu allora sistemato sul muretto che delimita la piazza della Cattedrale sul lato della via omonima, proprio di fronte al campanile.

Il suo peregrinare però non si era ancora concluso. Spostato nel 1873 sul lato opposto della via della Cattedrale, entrò dieci anni dopo nelle collezioni dei Civici Musei di Storia ed Arte, per poi trovare collocazione definitiva all’ingresso del Castello di San Giusto, riportando così alla memoria dei cittadini questo simbolo tanto curioso quanto amato della “civitas tergestina”.

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Duomo di Parma

Duomo di Parma – L’Assunzione della Vergine del Correggio

Il Duomo di Parma, consacrato nel 1106, è il luogo di culto cattolico più importante della città. L’edificio vanta una storia piuttosto avventurosa. La prima basilica scomparve a causa di un incendio nel IX secolo. Sotto l'episcopato di Guibodo, si avviarono i lavori di ricostruzione, in un sito poco distante da quello dell'antica chiesa. La cattedrale voluta da Guibodo fu tuttavia distrutta anch’essa da un incendio nel 1055 o 1058. Così si decise di ricostruirla una terza volta, dando vita all’attuale edificio.

Il Duomo di Parma non vanta però solo una storia interessante, ma anche incredibili capolavori dell’arte. Al centro del presbiterio della Cattedrale, sopra l'altare, si apre per esempio il vuoto della grande cupola, che Correggio affrescò tra il 1526 e il 1530 con l'"Assunzione della Vergine", in cui i delicatissimi chiaroscuri annullano qualsiasi effetto di spazio reale.

Il grande affresco, che ha una superficie di circa 650 metri quadrati, è ricco di figure di angeli e di Apostoli. Al di sopra di esso, vi è una fitta spirale di nubi che terminano in un fitto groviglio di angeli, santi e patriarchi, disposti su più cerchi concentrici. In mezzo a questi, è riconoscibile la Madonna affiancata da Adamo ed Eva e da san Giuseppe. Al centro dell'affresco, è raffigurata una grande luce gialla, simbolo della presenza di Dio.

Questa composizione pittorica  fu molto audace per l'epoca e costituì l'apice della ricerca illusionistica dell'autore: l'invenzione di un vorticoso moto ascendente in uno sguarcio di cielo, suggerito dalla disposizione dei beati e delle nubi, fu la base a cui si ispirarono molte decorazioni barocche un secolo dopo. Ma l'idea non piacque per niente ai committenti, al punto che Correggio finì per abbandonare il cantiere.

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Palazzo reale

Palazzo Reale – Lo scalone delle forbici

Il Palazzo Reale di Torino è la prima e più importante tra le residenze sabaude in Piemonte. Esso fu il teatro della politica degli Stati sabaudi per almeno tre secoli.

Il Palazzo, destinato a residenza ducale, fu progettato tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento da Ascanio Vittozzi. Alla morte di quest'ultimo, durante la reggenza di Cristina di Francia, il testimone passò ad Amadeo di Castellamonte. Successivamente, la facciata dell'edificio assunse l'aspetto odierno, secondo il progetto seicentesco di Carlo Morello. Comparve dunque la caratteristica parte centrale affiancata da due ali più alte. All'interno, invece, le sale del piano nobile furono decorate dalle immagini allegoriche celebranti la dinastia reale. Si tratta di splendide opere d'arte realizzate dalle mani di diversi artisti.

Nel corso del tempo, grandi nomi diedero il loro contributo alla magnificenza di tale edificio. Alla fine del Seicento, per esempio, Daniel Seiter affrescò il soffitto della Galleria, poi chiamata proprio Galleria del Daniel. Guarino Guarini, invece, edificò la Cappella della Sindone per ospitare la preziosa reliquia. Nel Settecento, poi, si decise di chiamare per alcuni interventi di modifica il celebre architetto Filippo Juvarra. Ora gli aneddoti circolanti su Palazzo Reale degni di interesse sono davvero tanti. Ma ce n'è uno molto famoso che riguarda proprio questo architetto.

Malgrado la fiducia subito dimostratagli dal re, Vittorio Amedeo II, al suo arrivo a Torino, i sabaudi lo non videro di buon occhio. Juvarra era ritenuto un po' troppo originale. Lo scontro aperto si ebbe tuttavia nel 1720, in occasione delle nozze del principe ereditario. Juvarra propose la realizzazione di un ardito scalone a tenaglia per collegare due piani del Palazzo Reale. La proposta ricevette una manifesta ostilità. Ma l'architetto non volle demordere e realizzò ugualmente lo scalone. Prima di ultimare la sua opera, tuttavia, fece apporre un medaglione ornato di forbici alla convergenza della tenaglia. Il suo significato? Si trattava di una chiara allusione alle malelingue che lo avevano denigrato.

A distanza di secoli, lo "scalone delle forbici" continua a stupire ancora oggi per la sua bellezza.

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Vittoriale

Vittoriale degli italiani – La nave Puglia

Il Vittoriale degli Italiani, noto anche come “Vittoriale”, è un complesso monumentale eretto per volontà di Gabriele d’Annunzio a partire dal 1921.

Il celebre poeta, giornalista, militare e patriota abruzzese, soggiornò a Gardone Riviera. E dopo essersi innamorato del panorama del lago di Garda, decise di acquistare la proprietà su cui oggi sorge il Vittoriale. Il suo sogno era quello di farne un luogo di memoria della propria vita eccezionale e del popolo italiano durante la Prima Guerra Mondiale.

Il Vittoriale è un piccolo grande mondo a sé, perfettamente incastonato nel territorio lacustre, composto da giardini, strade, vie, piazze, biblioteche, corsi d’acqua e perfino un anfiteatro. Ogni area, esterna o interna che sia, trasmette la particolarità e la fantasiosa persona di d’Annunzio, il quale raccolse qui quanti più cimeli possibili: sculture, medaglie al valore, reliquie, migliaia di libri, opere d’arte di ogni tipo. Insomma, una casa-museo all’ennesima potenza. Oltre a quello che mai si penserebbe di trovare, disseminato lungo il percorso dell’intero complesso. Qualche esempio? L’aereo SVA oppure la nave militare Puglia.

La nave militare Puglia, che è collocata sotto il colle mastio, fu donata al d'Annunzio dalla Marina Militare nel 1923. I lavori per portarla al Vittoriale si rivelarono particolarmente impegnativi: si trattava di sezionare una nave e di trasportarne per via ferroviaria la prora a 300 km da La Spezia; per l'impresa furono necessari venti vagoni ferroviari e numerosi camion militari. La prua, simbolicamente rivolta verso l'Adriatico e la Dalmazia, fu adornata da una polena raffigurante una Vittoria scolpita da Renato Brozzi.

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Villa Pisani

Villa Pisani – La Regina delle ville venete

Villa Pisani, la “Regina delle ville venete”, è una delle principali mete turistiche del Veneto, che sorge a Stra, in provincia di Venezia.

I Pisani di Santo Stefano, che la costruirono nel 1721, erano un ramo del casato Pisani, antica famiglia patrizia veneziana. Tuttavia, il vizio del gioco li spinse a indebitarsi rovinosamente. Fu per questo che si trovarono costretti nel 1807 a vendere la villa a Napoleone Bonaparte. Napoleone (divenuto due anni prima re d'Italia) la comprò per 1.901.000 lire venete. La villa passò poi nel tempo prima al suo figliastro, e poi alla famiglia imperiale asburgica. Infine divenne un museo nel 1884.

La sua visita si svolge all'interno delle trenta sale del piano nobile, in cui, caso raro per una dimora storica, si conservano affreschi, dipinti e arredi originali. La vita in villa, luogo per eccellenza di giochi, balli e spettacoli, è rappresentata nelle decorazioni di diverse sale settecentesche. Tra le più incantevoli si segnala la sala del trionfo di Bacco, celebrazione del dio del vino e della musica. Interessanti sono poi la sala della villeggiatura, che dà una gustosa interpretazione dei rapporti tra dame e cavalieri nel secolo di Casanova, e la sala delle arti.

Grande sfarzo è raggiunto nella sala da ballo, posta al centro dell'edificio. Giambattista Tiepolo, massimo esponente della pittura settecentesca in Italia, vi affrescò, sul soffitto la Gloria della famiglia Pisani. Si tratta di una luminosa composizione allegorica. Qui le figure, adagiate su nuvole rosate, sembrano librarsi sullo sfondo di un infinito cielo sereno.

Di particolare interesse è poi l'appartamento napoleonico, ricco di tesori. Tra questi c'è il grandioso letto a baldacchino sormontato dall'iniziale dell'imperatore. Ma splendidi sono pure i cassettoni, opera dell'intarsiatore lombardo Giuseppe Maggiolini. E non bisogna poi dimenticare i monocromi di Giovanni Carlo Bevilacqua, che narrano il mito di Eros e Psiche, ed i preziosi mobili in stile Impero realizzati appositamente per villa Pisani.

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casa delle bisse

Trieste – La Casa delle bisse

Oggi vi portiamo a conoscere uno degli edifici più curiosi dell’incantevole città di Trieste. Lo si trova facilmente percorrendo via San Lazzaro, dietro piazza Sant’Antonio, fino a raggiungere il civico 15. Qui, nel 1771, si costruì su progetto dell‘architetto Bubolini la splendida Casa Allodi, che successivamente divenne conosciuta con il nome di “Casa delle bisse”.

La Casa delle bisse è un edificio in stile neoclassico con elementi di rococò francese. Il palazzo ha subito successivi interventi e l’aspetto attuale non rispecchia minimamente l’idea originale. I due balconi in metallo fuso per esempio risalgono indubbiamente a metà ‘800. Inoltre l’edificio aveva inizialmente solo due piani; solo in seguito si aggiunse il terzo e poi la mansarda.

Una delle particolarità del palazzo che salta subito all’occhio, è il complesso scultoreo sopra il portone. La biscia rappresenta Napoleone, sconfitto nella battaglia di Lipsia nel 1813 (anno in cui fu apposto), e le aquile sono le tre nazioni vincitrici, Austria, Prussia e Russia, mentre la palla dorata rappresenta il mondo che le armate napoleoniche fino a quel momento vittoriose sembravano conquistare.

La seconda particolarità della Casa delle bisse è inserità nell'intaglio del legno del portone. Le truppe francesi giunsero infatti in città a più riprese e durante una di queste occupazioni fu qui intagliata l’aquila Napoleonica.

La terza particolarità infine si trova all’interno del portone, dove una palla di cannone è incastrata in una parete con sotto una targa che riporta: "Hoc me ornamento galli affecerunt MDCCIX". È possibile infatti che nel 1813 durante i combattimenti tra il Castello di San Giusto in mano ai francesi e il centro occupato dagli austriaci, qualche colpo sia arrivato fin qui, senza però colpire veramente la casa ed in ogni caso non nel 1809.

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Duomo di Cremona

Duomo di Cremona – Il San Michele che pesa le anime

Il Duomo di Cremona è una splendida chiesa dedicata a santa Maria Assunta, principale luogo di culto cattolico della città. Si tratta di un vasto tempio romanico continuamente riadattato con elementi gotici, rinascimentali e barocchi, che risale al XII secolo.

L’edificio custodisce al suo interno numerosi pezzi artistici interessanti, come la Grande Croce da altare in argento e rifinita in oro, oppure il ciclo delle “Storie della Vergine” di Boccaccino, Bembo e Melone, che si alternarono a dipingere ognuno alcuni episodi della vita di Maria.

Il Duomo inoltre custodisce anche qualche curiosità, che se un visitatore non sa bene dove cercare, probabilmente passerebbero inosservate. La più interessante si trova nel transetto sinistro della Cattedrale, proprio accanto alla cappella della Madonna del popolo. Qui è possibile ammirare l’affresco originario di San Michele sotto l’altare omonimo. Non sempre è visibile, spesso è coperto da un’altra tela collocata in anni successivi. Ma se la fortuna è dalla vostra parte potrete vedere una rappresentazione alquanto curiosa di San Michele che tiene una bilancia in mano. L'arcangelo è rappresentato mentre è in procinto di pesare le anime dei defunti, per decidere se mandarli all’inferno oppure no. Questa particolare rappresentazione della psicostasi (pesatura delle anime) è caratteristica dell’antico Egitto, dove tale rito è spesso raffigurato nelle piramidi dei faraoni: Osiride, al posto di San Michele, pesa il cuore dei defunti per vedere se risulta più o meno pesante di uno piuma.

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Vigna di Leonardo

Vigna di Leonardo da Vinci – Il dono di Ludovico il Moro

La vigna di Leonardo da Vinci era un vigneto che Ludovico il Moro donò a Leonardo da Vinci, mentre stava ancora lavorando all'Ultima Cena, come gesto di riconoscenza per tutte le opere da lui realizzate.

La vigna era posta oltre il quartiere di Porta Vercellina a Milano, nei pressi del Borgo delle Grazie, sul terreno della vigna grande di San Vittore. Quando i francesi invasero il Ducato di Milano, costringendo Ludovico il Moro a fuggire e a rifugiarsi a Innsbruck, anche Leonardo lasciò la città, diretto a Mantova. Così, affittò i suoi possedimenti al padre del suo allievo Gian Giacomo Caprotti, detto il Salai. La vigna fu tuttavia requisita dai francesi e restituita al legittimo proprietario solo nel 1507. Carlo II d'Amboise si trovò costretto a farlo quando chiese a Leonardo di tornare a Milano, da Firenze dov'era. Desiderava che concludesse alcune opere che aveva cominciato.

Qui, egli rimase fino al 1513. Da Milano riparò poi a Roma e infine in Francia, dove morì. Nel suo testamento, ordinò che la vigna rettangolare venisse suddivisa in due lotti uguali. Uno fu assegnato al Salai, che su quel terreno aveva costruito una propria casa, e l'altro a Giovanbattista Villani. Villani era il servitore che l'aveva seguito in Francia.

Cinque secoli dopo, nel 2015, in occasione di Expo 2015, è stata realizzata una nuova «Vigna di Leonardo da Vinci» in prossimità del luogo originario. Attraverso un esame scientifico di resti vegetali presenti nella zona si è inoltre identificata la varietà di vitigno coltivato in passato.

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