Acquario di Genova

Acquario di Genova

L'Acquario di Genova è una delle grande attrazioni italiane. E' un acquario situato a Ponte Spinola, nel cinquecentesco porto antico di Genova, che al momento dell'inaugurazione era il più grande d'Europa e il secondo nel mondo.

L’Acquario di Genova vanta un percorso espositivo che mostra oltre 70 ambienti. Qui si trovano 12.000 esemplari di circa 600 specie, provenienti da tutti i mari del mondo. Da quelle rare come i lamantini, a quelle più note come i delfini. Dai pinguini, ai grandi predatori del mare: gli squali. E poi meduse, foche e coloratissimi pesci tropicali.

Il Pianeta Blu è la nuova sala che dà il via al percorso espositivo dell’Acquario. Uno spettacolare video mapping accoglie i visitatori con la suggestiva sequenza di immagini di animali marini provenienti da tutti gli oceani. Al centro di questa esperienza immersiva: l’importanza dell’acqua per la vita. Nella semioscurità, compare l’imponente grotta delle murene. Si tratta di una vasca cilindrica alta oltre 6 metri, avvolta da un allestimento che ricorda la sezione di una conchiglia. Qui, insieme alle murene seminascoste tra gli anfratti rocciosi si possono scorgere, spesso immobili sul fondale, alcuni scorfani. Nella stessa sala si possono inoltre osservare due specie di cavalluccio marino e il più intelligente tra gli invertebrati: il polpo.

Si prosegue nella laguna delle sirene, dove nuotano i lamantini, mammiferi acquatici erbivori. Pare che questi mansueti animali abbiano dato origine al mito delle sirene, figure mitologiche “metà donna e metà pesce”.

Un portale a effetto olografico accoglie il pubblico nella baia degli squali e anticipa l’emozione della vista della loro grande vasca. Questa ospita, oltre a diverse specie di squalo provenienti da vari ambienti marini, altri pesci interessanti.

L’isola delle foche mostra invece un gruppo di foche comuni, abitanti nell’emisfero settentrionale. Alcuni esemplari sono nati in Acquario. Altri, abbandonati dalla madre in natura poco dopo la nascita, sono sopravvissuti grazie all’intervento dell’uomo.

Si continua con pinguini e le specie marine antartiche. Poi, quando si entra nel Padiglione Cetacei il respiro si ferma per un attimo. E il cuore inizia a battere forte. Le quattro vasche a cielo aperto ospitano un nucleo sociale di tursiopi, i delfini costieri.

Il percorso nel Padiglione Biodiversità  si snoda all’interno della grande Nave Blu dell’Acquario di Genova. L’ultima sezione espositiva del Padiglione vuole rendere omaggio ai grandi esploratori e naturalisti del passato. Personaggi come Colombo, Humboldt e Darwin. In quest’area sono rappresentati alcuni ambienti d’acqua dolce e marina della fascia tropicale.

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Parco di Pinocchio

Collodi – Il Parco di Pinocchio

Il Parco di Pinocchio è un parco commemorativo della celebre fiaba situato a Collodi, frazione del comune di Pescia.

Concepito come parco tematico per l'educazione dell'infanzia, esso non è il consueto parco di divertimenti, ma piuttosto un luogo in cui si ha la sensazione di ripercorrere una fiaba vivente all'interno di un percorso scandito da connubio tra arte e natura. Non aspettatevi dunque effetti speciali nè attrazioni supertecnologiche (al massimo qualche fontanella con giochi d’acqua)

Vicino all'ingresso si incontra la scultura di Emilio Greco di “Pinocchio e la Fata”, presso un'aiuola sistemata a disegnare l'effigie del celebre burattino. Segue una zona con un teatrino e un ristoro. La “Piazzetta dei mosaici” conserva i mosaici di Venturino Venturi. Segue il "Villaggio di Pinocchio" e le varie sculture, realizzate da Pietro Consagra (il Carabiniere, il Gatto e la Volpe e il Serpente), Marco Zanuso e Augusto (Bobo) Piccoli.

Tra gli angoli più suggestivi del parco di Pinocchio c’è senza dubbio quello dedicato al “Grande Pescecane” (diventato poi una balena nel cartone animato Disney) che, nella storia, finisce con l’inghiottire prima Geppetto e poi anche lo stesso burattino. Affacciato su un'ampia vasca, il grosso animale in muratura emette a intervalli regolari degli ampi spruzzi d’acqua.

Qui non potrete non entrare: un veloce zig-zag tra i grossi denti aguzzi del pescecane e vi troverete dritti dritti nella sua pancia. Salendo poche, ma strette, scale arriverete poi fin sulla testa dell’animale, dove potrete godere di una bella vista su tutto il giardino.

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Cenacolo

Chiesa di Santa Maria delle Grazie – I segreti del Cenacolo

Nel refettorio del convento adiacente il Santuario milanese di Santa Maria delle Grazie, si trova uno dei capolavori assoluti dell’arte. Stiamo parlando del celebre Cenacolo, un dipinto parietale ottenuto con una tecnica mista a secco su intonaco, risalente agli anni 1494-1498, e realizzato da Leonardo da Vinci su commissione di Ludovico il Moro.

Tante sono le curiosità che riguardano quest’opera. Scopriamone alcune.

Prima di tutto: la tavola. Leonardo scelse di ambientare la cena più famosa del mondo a Milano nel XV secolo. La tavola a cui siedono Gesù e gli apostoli, così come gli utensili e le tovaglie, sono stati dipinti prendendo come modello proprio quelli del refettorio di Santa Maria delle Grazie. In questo modo la tavola del Cenacolo diventava a tutti gli effetti una delle tavole della mensa e Cristo e gli apostoli cenavano insieme ai monaci domenicani di Santa Maria delle Grazie.

Passiamo alla tecnica. Quello che in pochi sanno è che il Cenacolo iniziò a deperire già pochi anni dopo la sua realizzazione. Leonardo impiegò infatti una tecnica molto scrupolosa e particolare per dipingerlo. Utilizzò tempere grasse dopo aver steso con ferri caldi una miscela di mastice e pece per ottenere un fondo completamente liscio, e uno strato sottile di biacca e argille gialle. Proprio a causa del procedimento utilizzato, il colore si seccò molto presto. Complice l’umidità del refettorio, l’affresco cominciò quindi velocemente a deteriorarsi e a richiedere interventi di restauro. È solo grazie al restauro del 1977 che noi oggi possiamo ammirare l’Ultima Cena. Coloro che intervennero sull’affresco prima di allora non fecero altro che peggiorare la situazione.

E che dire degli Apostoli? Come tutti sanno, Leonardo era un profondo studioso di astrologia e occultismo. Per questa ragione, il Cenacolo può essere letto anche come una rappresentazione del sistema solare e dello zodiaco, dove ogni apostolo è dipinto secondo le caratteristiche archetipiche del segno astrale a cui corrisponde. Secondo questa vista, l’apostolo Pietro si trova nella posizione di Giove e del Sagittario, mentre Tommaso è invece dipinto in corrispondenza del pianeta Mercurio e del segno della Vergine. Giuda invece sarebbe lo Scorpione, nella posizione di Marte, un segno infedele che rappresenta disintegrazione e morte; per questo le sue dita sono contratte, come le tenaglie dello scorpione pronte ad attaccare. Gesù infine rappresenterebbe il Sole che con la sua luce divina illumina la scena e l’universo.

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Reggia di Caserta

Reggia di Caserta – Il Presepe Reale

Il Palazzo Reale di Caserta nacque dal desiderio del Re di Napoli Carlo di Borbone. Questi, preso da una "competizione" con i reali francesi, desiderò donare a Napoli strutture tali da poter svolgere un ruolo di città-capitale di livello europeo. E decise di inaugurare una reggia che potesse rivaleggiare in magnificenza e imponenza con quella di Versailles.

Il monarca scelse l’architetto Luigi Vanvitelli, a quel tempo impegnato nei lavori di restauro della basilica di Loreto. E iniziò dunque a far costruire quella che oggi è conosciuta come la Reggia di Caserta. Terminata nel 1845, la Reggia occupa un'area di 47 000 metri quadrati e , con oltre un milione di metri cubici, può vantare di essere la residenza reale più grande al mondo per volume.

Ora, tanti sono i tesori qui custoditi, ma sicuramente uno dei più importanti è il Presepe Reale, allestito nella Sala Ellittica.

La tradizione del presepe natalizio venne inaugurata da Carlo di Borbone e poi ripresa dai suoi successori. Fu in particolare  Francesco I, vero appassionato delle figure presepiali, che si rivelò un grande collezionista di pastori. La struttura di base, detta “lo scoglio”, è realizzata in sughero ed occupa una superficie di 40 metri quadri. Su questa sono collocate le 1200 figure secondo rigide regole e nel rispetto delle scene canoniche. Le più importanti sono realizzate interamente in terracotta. Mentre quelle minori sono composte di un'anima di stoppa, sorretta da un fil di ferro, con solo la testa, le mani e i piedi in terracotta.

Quello che si può vedere oggi esposto nella Sala Ellittica è però una ricostruzione del 1988 del maestoso presepe del 1844 voluto da Ferdinando II. L'originale andò tragicamente perduto a seguito del furto subito nel 1985.

Oltre alle scene tradizionali della Natività con l'Adorazione dei Magi si possono vedere altre scene. C'è quella del Pascolo delle bufale, la Sosta alla fontana, il Mercato e la Taverna Napoletana con figure di musici e avventori, utili ai fini della ricostruzione della vita quotidiana dell'epoca.

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Parco dei Mostri

Viterbo - Il Parco dei Mostri di Bomarzo

Il Parco dei Mostri è noto anche con il nome di Sacro Bosco o Villa delle Meraviglie di Bomarzo. Fu ideato dall'architetto Pirro Ligorio su commissione del Principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino. L'Orsini chiamò il parco semplicemente "boschetto" e lo dedicò a sua moglie, Giulia Farnese.

Il Parco dei Mostri è ornato da numerose sculture in basalto risalenti al XVI secolo e ritraenti animali mitologici, divinità e appunto…mostri. Molte attrazioni sono contrassegnate da iscrizioni enigmatiche e misteriose, sopravvissute purtroppo in piccola parte. Tuttavia è bene notare che l'attuale disposizione delle attrazioni nel Parco non è, salvo alcuni rari casi, quello originario, ma risale alla seconda metà del XX secolo, quando la famiglia Bettini lo rilevò e lo rimise in uso.

Non si conosce l'originario scopo per cui il parco è stato costruito: nel corso del tempo sono state formulate numerose ipotesi che vedrebbero il luogo come un "percorso iniziatico". Di certo Vicino Orsini volle semplicemente dotarsi di un luogo incantato per il piacere altrui o personale.

Tra i molteplici mostri che adornano il Bosco Sacro di Bomarzo troviamo: le Sfingi, Proteo, il Mausoleo (un grande masso apparentemente informe), Ercole e Caco, il gruppo della Tartaruga e della Balena, l’Elefante, il Drago, l’Orco e Cere (dea delle messi e madre di Proserpina). Tra le attrazioni vi è poi una vera e propria curiosità: la Casa Pendente. Si tratta di un piccolo edificio costruito su un masso inclinato e perciò volutamente pendente; la particolarità è che gli interni hanno una pendenza irregolare (il pavimento non è a 90° rispetto ai muri), causando smarrimento in chi vi entra.

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Cappella Palatina

Palermo – La Cappella Palatina

La cappella Palatina è una basilica che si trova all’interno del Palazzo dei Normanni, a Palermo. Fu voluta da Ruggero II d’Altavilla, primo re normanno di Sicilia. E costituisce un tesoro di inestimabile bellezza, riconosciuto Patrimonio dell'umanità mondiale dell'UNESCO.

Se la prima impressione è quella di entrare in una normale chiesa cristiana, guardando più attentamente la sua struttura è possibile riconoscere due piccole chiese. Ad occidente si vede una chiesa latina suddivisa da dieci colonne. Ad oriente (nel presbiterio) si riconosce invece una piccola chiesa cristiana orientale, cioè bizantina, a pianta quadrata sormontata da una cupoletta emisferica. Anche le iscrizioni che si trovano sulle pareti sono sia in latino che in greco. Questo testimonia il fatto che, in questa piccola cappella, al tempo di Ruggero II, le due componenti religiose si controbilanciavano e che il rito veniva “officiato” in entrambe le lingue.

Sulle pareti si possono trovare meravigliosi mosaici bizantini. Sono formati da due lastre di vetro tra le quali si trova uno strato sottilissimo di oro.

Unico al mondo e di notevole importanza e pregio è il soffitto. Si tratta di un soffitto “fatimita a muquarnas” che significa stalattiti o alveoli. Qui si ammirano ben 750 dipinti che rappresentano il paradiso coranico. Vi sono alberi, mostri, pavoni, aquile; uomini accovacciati con le gambe incrociate alla musulmana, generalmente in atto di bere, o di andare a caccia. Tutte queste scene appartengono alla iconografia profana islamica, le cui immagini raffigurate rappresentavano simbolicamente l’augurio di una vita felice dopo la morte.

Un cenno particolare merita il candelabro monolitico alto quattro metri e ventisei centimetri posto sulla destra accanto all’ambone. Usato ancora oggi nel giorno di Pasqua, è diviso in cinque ordini e poggia su quattro leoni. I leoni, che sono il simbolo dei normanni, azzannano uomini e bestie. Al centro dell'opera salta subito all’occhio Cristo, raffigurato con la barba. Questi siede su un cuscino e tiene in mano un libro. Ai suoi piedi si nota la figura di un uomo vestito da ecclesiastico, probabilmente Ruggero II, che commissionò l’opera.

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Colonna Traiana

Roma – La Colonna Traiana

La Colonna Traiana è un monumento innalzato a Roma nel Foro Traiano nel II secolo d.C.. Nata per celebrare la conquista della Dacia (attuale Romania) da parte dell'imperatore Traiano, essa rievoca tutti i momenti salienti di quella espansione territoriale.

È possibile che una visione più ravvicinata della colonna si potesse avere salendo sulle terrazze di copertura della navata laterale della Basilica Ulpia o su quelle che probabilmente coprivano anche i portici antistanti le due biblioteche. Una lettura "abbreviata" era anche possibile senza la necessità di girare intorno al suo fusto per seguire l'intero racconto. Bastava seguire le scene secondo un ordine verticale, dato che la loro sovrapposizione nelle diverse spire sembra seguire una logica coerente.

La narrazione, che si articola lungo i 200 metri del fregio, è organizzata rigorosamente, con intenti cronistici. Seguendo la tradizione della pittura trionfale vengono rappresentate non solo le scene "salienti" delle battaglie. Vi sono anche le scene di marcia, quelle riguardanti i trasferimenti delle truppe (12 episodi) e quelle sulla costruzione degli accampamenti e sulle infrastrutture (ben 17 scene, rappresentate con estrema minuzia nei dettagli). In questa scansione degli eventi compaiono poi gli avvenimenti significativi dal punto di vista politico, a cui si aggiungono alcune scene più specificatamente propagandistiche. Qualche esempio? Le torture dei prigionieri romani da parte dei Daci, il discorso di Decebalo, il suicidio dei capi daci col veleno, la presentazione della testa di Decebalo a Traiano, l'asportazione del tesoro reale.

La Colonna Traiana fu una novità assoluta nell'arte antica e divenne il punto di arrivo più all'avanguardia per il rilievo storico romano. Essa è ritenuta dai più l’opera più sublime del geniale Apollodoro di Damasco, l’artista preferito di Traiano.

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Di Incola

Ravenna - La Domus dei Tappeti di Pietra

La Domus dei Tappeti di Pietra è uno dei più incredibili siti archeologici italiani scoperti negli ultimi decenni. Tutto ebbe inizio nel 1993 durante i lavori per la costruzione di alcune autorimesse sotterranee in via D'Azeglio 47, a Ravenna. Dalle analisi condotte emerse un palazzo interamente decorato con meravigliosi mosaici e intarsi marmorei, risalente al periodo bizantino. Inaugurata dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nell’ottobre del 2002, la Domus è stata insignita del Premio Bell’Italia 2004 e del Premio Francovich 2017.

Il luogo si trova all’interno della settecentesca Chiesa di Santa Eufemia, in un vasto ambiente sotterraneo situato a circa 3 metri sotto il livello stradale, costituito da 14 ambienti pavimentati con mosaici policromi e marmi appartenenti ad un edificio privato bizantino del V-VI secolo.

Di particolare interesse e bellezza, i mosaici sono decorati con elementi geometrici, floreali e figurativi ritenuti unici. È il caso della “Danza dei Geni delle Quattro Stagioni”, rarissima rappresentazione che mostra i Geni danzare in cerchio, oppure della figura del “Buon Pastore”, ritratto in una versione differente dall’usuale rappresentazione cristiana. Questi risulta infatti molto giovane, con i capelli corti. Indossa una tunica color azzurro con una stoffa arancione sotto il collo e dei calzari ai piedi. Inoltre, regge un bastone con il braccio sinistro, ed alla sua destra e alla sua sinistra appaiono due cerbiatti. Dietro i cerbiatti si trovano due alberi alti come il Buon Pastore, con due uccelli sui rami.

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Photo by Luca Micheli on Unsplash

Matera - La Cripta del Peccato Originale

La Cripta del Peccato Originale è una chiesa-grotta di Matera scoperta nel 1963 presso la Masseria Dragone. Si tratta di un luogo assolutamente unico al mondo, che per la meraviglia degli affreschi realizzati, è considerato la "Cappella Sistina del rupestre".

La Cripta, scavata nella roccia lungo la parete della Gravina di Picciano, sorse nel periodo compreso tra l’VIII e il IX secolo. Probabilmente, il cenobio apparteneva all'ordine benedettino, come testimoniato da alcuni elementi che caratterizzano il ciclo di affreschi presenti al suo interno. La cripta è stata chiamata per secoli Grotta dei Cento Santi, proprio perché completamente coperta di dipinti. La pittura è di chiaro stampo longobardo, con pochi riferimenti all'arte bizantina, dovuti all'arrivo in Italia nel periodo di papi orientali, e alla pittura romana. Lo si capisce dalla linea di disegno semplice, i ricchi abiti e i volti espressivi.

Tra gli affreschi, colpisce in maniera particolare un grande pannello della Genesi. Si tratta di una splendida Bibbia figurata in grado di descrivere le sacre scritture ai tanti fedeli analfabeti. Il pannello mostra scene tratte dell'Antico Testamento, in particolare della Creazione e del Peccato Originale, a cui la chiesa deve la denominazione. La parete di fondo ne racconta alcuni episodi: la Creazione di Adamo ed Eva, Eva tentata dal serpente, Eva che offre il frutto proibito ad Adamo. La parete sinistra è movimentata invece da tre nicchie. Qui fanno bella mostra le raffigurazioni delle triarchie degli Apostoli, della Vergine Regina e degli Arcangeli.

Dopo anni di desolante abbandono la chiesa rupestre è stata restaurata ed è possibile visitarla previa prenotazione.

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Cenacolo di San Marco

Museo di San Marco – Il Cenacolo di San Marco

Il Museo di San Marco è un museo fiorentino che ha sede nella parte monumentale di un antico convento domenicano. La fama del museo, la cui architettura è un capolavoro rinascimentale, si deve soprattutto alla presenza di opere di Beato Angelico, presenti in tanti ambienti del convento.

Nel refettorio della foresteria, si conserva inoltre un altro piccolo tesoro: il Cenacolo di San Marco. Affrescato nel 1486, viene universalmente attribuito a Domenico Ghirlandaio. In realtà, l’artista era a quel tempo al culmine della popolarità e pieno di commissioni. Pertanto si ritiene che abbia preparato solo il disegno, delegando la realizzazione pittorica soprattutto al fratello Davide e al cognato Sebastiano Mainardi.

La rappresentazione appare seria e monumentale, con i personaggi composti. Questo aspetto fa pensare che il Ghirlandaio avesse voluto rappresentare il momento successivo all'annuncio del tradimento, con Giuda, sempre di spalle, che ha già in mano il pezzo di pane offertogli da Gesù e l'agitazione degli apostoli già più acquietata. Giuda ha il braccio alzato nell'evidente gesto di inzuppare il tozzo di pane nel piatto di Cristo, derivato dal racconto evangelico. Ed ha vicino un gatto, simbolo negativo.

Sul tavolo si allineano bottiglie di vetro con acqua e vino, bicchieri, coppe, coltelli, pane, formaggi e vari frutti. Tra questi vi sono soprattutto ciliegie, che col loro colore rosso ricordano simbolicamente il sangue della Passione.

Alle spalle delle figure si vede un giardino, con alberi da frutto, cipressi e una palma, simbolo di martirio. Tra gli uccelli in volo vi sono due coppie che volano assieme, simbolo dei cicli naturali che si rinnovano, e un pavone, simbolo di immortalità.

Curiosa è infine l’iscrizione che corre sullo schienale sopra le teste degli apostoli: "Ego dispono vobis sicut disposuit mihi pater meus regnum ut edatis et bibatis super mensa meam in regno meo". Significa: "preparo per voi il regno come il padre mio lo preparò per me affinché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno". Si tratta di una frase usata anche durante la messa, che allude alla trasmigrazione nel Regno dei Cieli.

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