Museo Civico di Storia Naturale di Trieste

Museo Civico di Storia Naturale di Trieste – Carlotta

Il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste nacque nel 1846 per volontà e a spese di privati cittadini, i quali fondarono una Società per lo studio della Storia Naturale, con particolare interesse per la fauna del mare Adriatico.

Il museo deve la sua fama soprattutto alla collezione di importanti reperti unici al mondo. Il dinosauro Antonio (Tethyshadros insularis) è il più grande e completo dinosauro italiano e la più importante scoperta paleontologica d'Europa. Grande attrattiva da sempre è poi anche Carlotta. Si tratta di uno squalo bianco lungo 5,4 metri catturato all'inizio del Novecento nel Quarnero. È il più grande squalo carnivoro conservato al mondo e vanta una storia affascinante.

Ci fu un tempo, infatti, non troppo lontano, in cui il tratto di mare tra il golfo di Trieste e la Dalmazia, era popolato di “Carcharodon carcharias”, i grandi squali bianchi. Nel 1872, le autorità stabilirono un compenso di: venti fiorini per le catture lunghe meno di un metro; trenta per esemplari da uno a quattro metri; e cento fiorini se lo squalo superava la misura di quattro metri. Il 29 maggio 1906, il capitano Antonio Morin, commissario navigante dell’Imperial-Regia Guardia di Finanza, mentre solcava le acque dell’Adriatico tra l’Istria e l’attuale Croazia a bordo del Piroscafo ad elica “Quarnero”, catturò un grande squalo bianco.

I termini della cattura restano misteriosi, ma ancora oggi sul dorso dello squalo si vedono fori di pallottole di fucile. L’intero pescecane – chiamato Carlotta da Morin, in onore di sua figlia – venne donato all’allora Civico Museo Ferdinando Massimiliano (oggi il nostro Museo Civico di Storia Naturale di Trieste) dove fu imbalsamato interamente, con un ardito procedimento che durò molti giorni e “appestò di odore di pesce l’intera piazza Lipsia“ (oggi piazza Hortis) nella quale aveva sede il Museo.

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Orecchio di Dionisio

Siracusa – L'Orecchio di Dionisio

L'Orecchio di Dionisio (o Orecchio di Dionigi) è una grotta artificiale. Si trova nell'antica cava di pietra detta Latomia del Paradiso. Proprio sotto il Teatro Greco di Siracusa. La grotta presenta un curioso andamento a S, che deriva dalla presenza di un antico acquedotto nella parte superiore. Da quella traccia i costruttori scavarono verso il basso creando poi la forma attuale.

Secondo la leggenda, la sua particolare forma a orecchio d'asino fece coniare al pittore Caravaggio, giunto a Siracusa nel 1608 in compagnia dello storico Vincenzo Mirabella, l'espressione Orecchio di Dionisio. Secondo la tradizione infatti il tiranno Dionisio fece scavare la grotta dove rinchiudeva i prigionieri e, appostandosi all'interno di una cavità superiore, si dice ascoltasse i loro discorsi. Grazie alla sua forma, l'Orecchio di Dionisio possiede considerevoli caratteristiche acustiche, tali da amplificare i suoni fino a sedici volte.

Secondo le ricostruzioni Dionisio avrebbe rinchiuso il poeta Filosseno, con la colpa di non apprezzare le opere letterarie del tiranno, in questo luogo o nella vicina "Grotta dei cordari". La grotta, che fa sempre parte della Latomia del Paradiso, è così chiamata perché utilizzata per secoli da costruttori di corde che vi trovavano un luogo ideale a causa dell'alto tasso di umidità al suo interno. Si tratta di un grande antro poggiante su pilastri sottili di pietra naturale scavata dall'uomo in epoca molto remota.

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Vicolo dei lavandai

Milano – Il Vicolo dei Lavandai

Il Vicolo dei Lavandai è punto di ritrovo di tanti milanesi situato nel Quartiere dei Navigli, un angolo pittoresco costellato da numerosi locali alla moda e meta di tantissimi turisti.

Il luogo è anche caratterizzato da interessanti curiosità, più o meno conosciute. Ad esempio, nel Vicolo dei Lavandai, è possibile ammirare un curioso lavatoio risalente al secolo scorso. Una testimonianza di un tempo in cui non esisteva la lavatrice e, di conseguenza, si era costretti a far ricorso a delle metodologie manuali.

Altro aspetto che suscita curiosità è che, a differenza di quanto si è soliti pensare, qui, ad occuparsi di lavare i panni non erano le donne, bensì gli uomini. Infatti, furono proprio loro che crearono una propria e vera associazione di mestiere. Nata nel 1700, la Confraternita dei Lavandai, tra l’altro, aveva in Sant’Antonio da Padova il suo protettore e fu proprio a lui che dedicarono la chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio, collocata ad appena cento metri dal Vicolo dei Lavandai.

Lungo questo vicolo meneghino scorre inoltre un ruscello, “el fosset”, il quale veniva alimentato direttamente dall’acqua proveniente dal Naviglio Grande. Qui, in quella che era nota come “brellin”, ossia un asse di legno, insaponavano i panni.

Recentemente restaurato, il Vicolo dei Lavandai, anfratto del Naviglio Grande, ha saputo mantenere intatto il suo fascino. Testimonianza del passato della città meneghina, venne ad essere in uso fino agli anni Cinquanta, ed oggi è ancora lì, ad incantare milanesi e non.

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Museo Nazionale del Risorgimento

Museo Nazionale del Risorgimento Italiano – Una Camera unica

Uno dei musei più sorprendenti di Torino è indubbiamente il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. Si tratta del più antico e più importante museo dedicato al Risorgimento italiano per via della ricchezza e della rappresentatività delle sue collezioni. L'unico che possa vantare ufficialmente il titolo di "nazionale". Fondato nel 1878, si trova a Torino all'interno dello storico palazzo Carignano.

I reperti esposti nel museo, che sono ascrivibili a un periodo storico più ampio, sono databili tra il 1706 (anno dell'assedio di Torino) e il 1946 (nascita della Repubblica Italiana) con particolare attenzione, come già accennato, ai cimeli risorgimentali, che invece sono legati a un lasso di tempo compreso tra la fine del XVIII secolo e l'inizio della prima guerra mondiale.

La tipologia dei reperti presenti è molto varia: armi, vessilli, uniformi, documenti a stampa e manoscritti, e opere figurative. Il posto d'onore è certamente rappresentato dalla Camera dei deputati del Parlamento subalpino, monumento nazionale sin dal 1898 e unico esempio originale al mondo delle aule parlamentari istituite dopo le rivoluzioni del 1848. In questo salone, che è utilizzato per le mostre temporanee e le manifestazioni culturali del museo, sono esposti dei grandi dipinti rappresentanti la storia militare italiana dal 1848 al 1860, che è raccontata sia dagli eventi legati all'esercito ufficiale sia dagli avvenimenti collegabili all'epopea dei volontari garibaldini.

Il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano è capace di attrarre ogni anno migliaia di visitatori. Solo nel 2016, esso è stato visitato da circa 150.000 persone.

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