Il Museo Stibbert di Firenze è nato dalle collezioni di Frederick Stibbert. Questo inglese di madre toscana, proprio qui, alla fine dell’Ottocento, restaurò e ingrandì la piccola Villa Montughi creando la sontuosa villa di famiglia. Arricchitosi con il business ferroviario nella madre patria inglese, Stibbert si stabilì dunque a Firenze. E alla sua morte donò la villa, il parco ad essa connesso e le collezioni qui custodite alla città, facendo così nascere un’importante fondazione che aprì la casa al pubblico.

Attualmente l’intera collezione è costituita da oltre 36.000 numeri di inventario (per circa cinquantamila oggetti). Per la maggior parte sono tutti pezzi esposti, frutto del nucleo originale lasciato da Stibbert alla sua morte ma incrementato da vari doni e acquisti posteriori. Nel museo sono esposte armi antiche, insieme a oggetti d’arte. La sezione più impressionante è però sicuramente quella delle armature. Assolutamente unica per ricchezza, internazionalità e scenograficità dell’esposizione. Essa vanta quasi 16.000 pezzi di varie epoche, provenienti per la maggior parte dal centro Europa.

Tra le varie collezioni museali vi è anche quella giapponese, la più grande al mondo fuori dal Giappone.

Le tre sale che ospitano l’Armeria Giapponese erano in origine pensate per accogliere materiali medievali europei. Ma già intorno al 1880 Stibbert iniziò ad interessarsi agli armamenti dell’estremo oriente, in concomitanza con la riapertura del Giappone ai mercati esterni dopo il 1868. La raccolta conta circa 95 armature complete, 200 elmi, 285 tra spade corte e lunghe ed armi in asta, 880 tsuba (i guardamano delle sciabole ) oltre ad accessori tutti di grande qualità e fattura.

Gli oggetti si collocano quasi tutti tra il periodo Momoyama e il periodo Edo (dal 1568 al 1868). Alcuni sono però anteriori, da collocarsi nella seconda metà del XIV secolo.

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