Morivione

Milano – La leggenda del bandito di Morivione

Il borgo di Morivione è un’area situata nella zona sud di Milano, all’imbocco della via dei Fontanili e di via Verro, laddove ora c’è l’incrocio con la via Bazzi.

Il nome del borgo si deve a una leggenda, probabilmente vera. Sembra che al tempo di Luchino Visconti, la zona fosse infestata dai briganti, soldati di ventura un tempo facenti parte della Compagnia di San Giorgio, sbandati dopo la battaglia di Parabiago, a capo dei quali si era posto Vione Squilletti. Si dice che questi usasse un fischio assordante per attaccare il nemico (da cui Squilletti) e che si era sposato con una certa Esmeraldina Bossi.

Alla vigilia della festa di San Giorgio, i milanesi, che erano stanchi delle azioni dei banditi, si recarono dal loro signore chiedendogli di liberarli da questi manigoldi. Fu così che costui accolse la richiesta e il giorno seguente diede battaglia al gruppo di delinquenti che assediavano il luogo. Vione, catturato, venne ucciso il 24 aprile 1339. Il giorno dopo la popolazione andò sul luogo della battaglia e offrì ai vincitori latte fresco, uova e panna.

Nel frattempo, su di un muro sarebbe stato dipinto San Giorgio che ammazza il drago, con una scritta: “Qui Morì Vione”.

Un’altra variante della leggenda, meno accreditata, narra che il malvivente si chiamasse Alessandro Vione e che fosse un ex soldato al servizio degli Sforza, trasformatosi in ladro e qui scovato e pugnalato a morte ai piedi di un glicine dalle guardie degli Sforza. In effetti nel borgo è presente una antichissima pianta di glicine.

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Rocca dei meli

Rocca Meli Lupi – La leggenda di Donna Cenerina

Il castello della Rocca di Soragna è un maniero medioevale riedificato da Bonifacio e Antonio Lupi nel 1385. La Rocca è una dimora storica, arricchita nel tempo di innumerevoli opere d’arte e di inestimabili testimonianze del passato, è sempre rimasta di proprietà dei Principi Meli Lupi che ancora oggi la abitano.

La Rocca conserva decorazioni a fresco e cicli pittorici di Nicola dell'Abate, Cesare Baglione, Ferdinando e Francesco Galli Bibiena. Grottesche e affreschi lungo gallerie sontuose e corridoi di specchi sono firmati da artisti di fama. Stupende la Sala del Trono e la Camera Nuziale, oltre agli arredi.

Come tutti i castelli che si rispettano, inoltre, anche la Rocca Meli Lupi vanta il suo fantasma, quello di Cassandra Marinoni, meglio conosciuta come Donna Cenerina.

Questa donna, nel 1548, sposò a Cassano d’Adda Diofebo II Meli Lupi marchese di Soragna. Durante le assenze del marito, che seguì Ottavio e Alessandro Farnese in molte imprese militari, ella amministrava il piccolo feudo padano, nel quale accolse la sorella Lucrezia, che nel 1560 si era maritata con il conte Giulio Anguissola, uomo violento e meschino che aveva dissipato i beni di famiglia e, dopo la separazione dalla donna, meditava di ucciderla per impossessarsi della sua eredità.

Il 18 giugno 1573 l’Anguissola si presentò con un gruppo di uomini armati a Cremona dove si trovava Lucrezia e, riuscito ad entrare con l’inganno, la uccise a pugnalate colpendo anche Cassandra che era andata a trovarla. Ferita gravemente, il giorno dopo la marchesa venne portata a Soragna dove spirò.

La leggenda vuole che il fantasma di Donna Cenerina compaia ancora oggi in vestiti color della cenere. Da qui il soprannome di “Donna Cenerina”.

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Isola dell'Asinara

Isola dell’Asinara – L’antica colonia penale

L’Isola dell’Asinara è una zona inaccessibile fino a pochi decenni fa, la cui bellezza tuttora intatta è patrimonio di tutti.

Lunga 16 chilometri e con una superficie di 52 chilometri quadrati, fa parte di un’area marina protetta che tutela le sue bellezze naturalistiche. L’intero territorio costituisce infatti il Parco nazionale dell’Asinara. Il nome è dovuto alla presenza sull’Isola di esemplari unici di asino bianco, divenuto anche il simbolo dell’isola e del parco.

L’Asinara ha avuto una certa rilevanza storica. Ed è divenuta simbolo di isolamento a causa della colonia penale e del lazzaretto per la quarantena dei malati di tubercolosi che qui si istituirono nel 1885. Al tempo gli abitanti della zona dovettero lasciare le proprie terre e spostarsi nelle aree nord della Sardegna, dove fondarono il borgo di Stintino. Le carceri dell’Asinara ebbero un ruolo anche durante la Prima Guerra Mondiale quando ospitarono prigionieri di guerra, soprattutto austro-ungarici. Mentre tra il ’60 e il 1997 l’isola rimase in totale isolamento a causa dell’istituzione del carcere di massima sicurezza. In questo carcere erano detenuti sotto regime del 41bis alcuni dei mafiosi più pericolosi.

La colonia penale agricola dell'Asinara aveva diversi distaccamenti su tutta l'isola. Ognuno di questi era retto da un capo diramazione, che, a sua volta, doveva rispondere al maresciallo capo, di stanza a Cala d'Oliva. Sempre a Cala d'Oliva risiedevano il direttore e il vice direttore, nonché tutto il personale impiegato, tra cui medici.

L’Asinara è tornata visitabile dopo ben 115 anni di completa chiusura. Tanti decenni di isolamento hanno avuto un risvolto positivo. Hanno preservato l’ambiente naturale dell’isola, salvandola da qualsiasi opera di cementificazione. E soprattutto consentendo la nascita del Parco Nazionale dell’Asinara.

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Museo Stibbert

Museo Stibbert – L'Armeria Giapponese

Il Museo Stibbert di Firenze è nato dalle collezioni di Frederick Stibbert. Questo inglese di madre toscana, proprio qui, alla fine dell'Ottocento, restaurò e ingrandì la piccola Villa Montughi creando la sontuosa villa di famiglia. Arricchitosi con il business ferroviario nella madre patria inglese, Stibbert si stabilì dunque a Firenze. E alla sua morte donò la villa, il parco ad essa connesso e le collezioni qui custodite alla città, facendo così nascere un'importante fondazione che aprì la casa al pubblico.

Attualmente l'intera collezione è costituita da oltre 36.000 numeri di inventario (per circa cinquantamila oggetti). Per la maggior parte sono tutti pezzi esposti, frutto del nucleo originale lasciato da Stibbert alla sua morte ma incrementato da vari doni e acquisti posteriori. Nel museo sono esposte armi antiche, insieme a oggetti d'arte. La sezione più impressionante è però sicuramente quella delle armature. Assolutamente unica per ricchezza, internazionalità e scenograficità dell'esposizione. Essa vanta quasi 16.000 pezzi di varie epoche, provenienti per la maggior parte dal centro Europa.

Tra le varie collezioni museali vi è anche quella giapponese, la più grande al mondo fuori dal Giappone.

Le tre sale che ospitano l'Armeria Giapponese erano in origine pensate per accogliere materiali medievali europei. Ma già intorno al 1880 Stibbert iniziò ad interessarsi agli armamenti dell'estremo oriente, in concomitanza con la riapertura del Giappone ai mercati esterni dopo il 1868. La raccolta conta circa 95 armature complete, 200 elmi, 285 tra spade corte e lunghe ed armi in asta, 880 tsuba (i guardamano delle sciabole ) oltre ad accessori tutti di grande qualità e fattura.

Gli oggetti si collocano quasi tutti tra il periodo Momoyama e il periodo Edo (dal 1568 al 1868). Alcuni sono però anteriori, da collocarsi nella seconda metà del XIV secolo.

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