Morivione

Milano – La leggenda del bandito di Morivione

Il borgo di Morivione è un’area situata nella zona sud di Milano, all’imbocco della via dei Fontanili e di via Verro, laddove ora c’è l’incrocio con la via Bazzi.

Il nome del borgo si deve a una leggenda, probabilmente vera. Sembra che al tempo di Luchino Visconti, la zona fosse infestata dai briganti, soldati di ventura un tempo facenti parte della Compagnia di San Giorgio, sbandati dopo la battaglia di Parabiago, a capo dei quali si era posto Vione Squilletti. Si dice che questi usasse un fischio assordante per attaccare il nemico (da cui Squilletti) e che si era sposato con una certa Esmeraldina Bossi.

Alla vigilia della festa di San Giorgio, i milanesi, che erano stanchi delle azioni dei banditi, si recarono dal loro signore chiedendogli di liberarli da questi manigoldi. Fu così che costui accolse la richiesta e il giorno seguente diede battaglia al gruppo di delinquenti che assediavano il luogo. Vione, catturato, venne ucciso il 24 aprile 1339. Il giorno dopo la popolazione andò sul luogo della battaglia e offrì ai vincitori latte fresco, uova e panna.

Nel frattempo, su di un muro sarebbe stato dipinto San Giorgio che ammazza il drago, con una scritta: “Qui Morì Vione”.

Un’altra variante della leggenda, meno accreditata, narra che il malvivente si chiamasse Alessandro Vione e che fosse un ex soldato al servizio degli Sforza, trasformatosi in ladro e qui scovato e pugnalato a morte ai piedi di un glicine dalle guardie degli Sforza. In effetti nel borgo è presente una antichissima pianta di glicine.

Piaciuta questa curiosità? Se vuoi scoprire i segreti, le leggende e i misteri di Milano, scarica l’app delle curiosità. Scarica Secret Maps!


Antonio Boggia

Via Bagnera - Antonio Boggia, il primo serial killer italiano

La particolarità di via Bagnera? Indubbiamente quella di essere la via più stretta e nera della città di Milano. Quello che però non tutti sanno è che fu teatro di veri noir meneghini.

Antonio Boggia nacque a Urio (Como) nel 1799. Era un uomo insospettabile, di modi calmi, quasi bonario, osservante delle pratiche religiose, estraneo, almeno apparentemente, da viziose tendenze.  Sembra anche che fosse poliglotta e che grazie alle sue conoscenze della lingua tedesca, trovò lavoro a Palazzo Cusani, sede del comando militare austriaco, in veste di fochista.

Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che sarebbe divenuto il “mostro di Milano”, il primo serial killer italiano.

Boggia cominciò a uccidere nell’aprile del 1849, e la sua prima vittima fu Angelo Ribbone, derubato di 1.400 svanziche. Il suo cadavere finì smembrato e nascosto in uno scantinato di via Bagnera, usato dal Boggia come magazzino e ufficio.

Poi toccò a Giovanni Comi, un anziano contabile. Attratto nel medesimo magazzino, fu colpito con una scure, ma riuscì a fuggire. La polizia arrestò Boggia, che finì per essere rinchiuso nel manicomio della Senavra. Uscì tuttavia dopo pochi anni.

Le denunce di uomini scomparsi o di donne divenute irrintracciabili iniziarono ben presto a susseguirsi.

Ma una nuova ispezione nella cantina dello stabile di via Bagnera portò alla scoperta di altri quattro cadaveri, quattro vittime abbandonate e lasciate imputridire. Quattro persone di cui il Boggia aveva conquistato la fiducia e dalle quali si era fatto lasciare le deleghe per gestirne il patrimonio. Da qui il modo di dire meneghino “fa minga el bogia”, che si usa dire di chi risulta falsamente gentile pur di accattivarsi la fiducia delle sue vittime.

Giudicato, fu condannato a morte e impiccato l’8 aprile 1862. Nei pressi dei bastioni di Porta Ludovica e di Porta Vigentina. Si trattò dell’ultima condanna a morte di un civile eseguita a Milano fino alla Seconda Guerra Mondiale.

La leggenda vuole che il suo spirito aleggi ancora nella stretta via Bagnera, rimasto in qualche modo ancorato per sempre al luogo dei suoi misfatti.

Piaciuta questa curiosità? Se vuoi leggerne altre, su migliaia di città, scarica Secret Maps!