alabarda di san sergio

Cattedrale di Trieste – L’alabarda di San Sergio

La storia dell’alabarda di San Sergio, simbolo di Trieste, è una delle più antiche leggende che riguardano la città, legata da sempre alla sua Cattedrale.

La Cattedrale di Trieste è un edificio dedicato a San Giusto. Giusto fu un soldato romano convertitosi al cristianesimo che oltre a rifiutarsi di uccidere i cristiani, disobbedì all'ordine di Diocleziano di inchinarsi di fronte agli idoli pagani. Per questo finì in fondo al mare con un peso ai piedi. Racconta la tradizione tuttavia, che le corde si sciolsero e che il suo corpo venne condotto dalle onde fin sulle rive di Trieste. Nella stessa notte egli apparve in sogno ad un cristiano chiedendogli di dargli sepoltura. Il mattino dopo, il credente si recò subito nel luogo indicato nel sogno e trovato il corpo, lo imbalsamò, lo avvolse in un lenzuolo di lino e lo seppellì.

La Cattedrale triestina tuttavia è anche legata ad un altro santo: San Sergio. Sergio fu un tribuno militare, membro della XV Legione Apollinare, il quale decise di abbracciare il cristianesimo nel corso di un viaggio a Trieste. La sua conversione tuttavia divenne ben presto pubblica. E così, richiamato a corte, giunse rapidamente la sua condanna a morte. Ma, prima di partire, conoscio del triste destino che lo attendeva, promise ai suoi amici cristiani triestini, che un segno sarebbe giunto in città a comunicare la sua fine.

Il suo martirio fu atroce. Secondo quanto raccontano le cronache dell'epoca, i soldati romani gli conficcarono dei chiodi nei piedi e lo obbligarono a camminare attraverso i Castrum di Saura, Tetrapirgio e Rosapha dove lo decapitarono presumibilmente il giorno 7 di ottobre. La leggenda racconta tuttavia, che nello stesso momento in cui morì, in quel triste giorno, dal cielo limpido sopra il foro triestino cadde all’improvviso un'alabarda. Quell’alabarda, che oggi è conservata tra i tesori della Cattedrale di San Giusto, divenne il simbolo stesso della città in onore del compianto Sergio.

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cattedrale di firenze

Cattedrale di Santa Maria del Fiore - La testa del toro

Tra le tante leggende che fanno parte della tradizione di Firenze, ce n’è una molto antica riguardante la Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Si tratta della leggenda della testa del toro.

Ma andiamo con ordine. La Cattedrale fiorentina cela allo sguardo diversi dettagli spesso invisibili ad una prima occhiata. Un esempio? Se si guarda sul fianco sinistro del Duomo, fra Via Ricasoli e Via dei Servi, si può scorgere un doccione marmoreo. Questo doccione raffigura una grossa testa di bue, con tanto di corna.

La domanda che sorge a questo punto spontanea è: cosa ci fa una testa di toro tra le statue che adornano il Duomo di Firenze?

La statua potrebbe essere uno dei tanti omaggi dei costruttori ai vari animali da traino impiegati per trasportare i materiali necessari per la realizzazione della Cattedrale. Esiste però anche un'altra spiegazione alla sua presenza, una storia più curiosa e goliardica: la leggenda di un tradimento e dell'originale vendetta di un amante.

La tradizione popolare narra infatti che intorno al 1400, quando la costruzione della Cattedrale era già giunta ad una certa altezza, in una casa di Via Ricasoli abitasse un fornaio gelosissimo della propria moglie. Sembra che uno dei mastri carpentieri, che lavoravano al Duomo, fosse divenuto l'amante di questa donna, il cui marito aveva la sua bottega proprio lì davanti. Purtroppo ad un certo punto il fornaio scoprì la tresca e denunciò la moglie per adulterio al Tribunale Ecclesiastico. Così, per vendicarsi, il mastro carpentiere collocò la testa del toro cornuto proprio dirimpetto alla casa del fornaio, affinchè si ricordasse in eterno del tradimento.

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