Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella

Firenze – L’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella

Nella splendida città di Firenze si trova la più antica farmacia d’Europa: è l’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella. Alcune testimonianze risalenti al 1221 attestano infatti come i frati domenicani in una parte del loro convento, all’epoca alle porte di Firenze, distribuissero distillati di erbe curative.

L’attuale profumeria aprì ufficialmente al pubblico nel 1612. Questo ha fatto sì che altre città europee come Dubrovnik (Croazia) e Tallin (Estonia) reclamassero il primato. Ma le attività della “farmacia” fiorentina sarebbero ben precedenti e mai interrotte. Essa risulta infatti attiva senza soluzione di continuità da oltre 4 secoli.

L'antica "spezieria", oggi non più farmacia, bensì profumeria ed erboristeria, si trova in un vero e proprio ambiente monumentale. L'ambiente è arricchito da decorazioni e arredi antichi, risalenti a varie epoche. Inoltre conserva anche una pregevole collezione di materiale scientifico. Vi sono termometri, mortai, bilance, misurini, oltre ai pregiati vasi da farmacia dal Seicento al Novecento.

Molteplici sono i locali. C’è la Sala di Vendita, che era in origine una delle cappelle del convento, dedicata a san Niccolò di Bari. Poi c’è la cosiddetta Sala verde, prospiciente al giardino. Questa fu costruita tra il 1335 ed il 1337, tra l'infermeria del convento e la cappella. L'idea originale era di farne un appartamento privato, ma non fu mai usata a tale scopo. Quindi c’è la Sala dell’Antica Spezieria, impreziosita dalla ricca decorazione in stucco del soffitto a volta del Settecento. Qui vi sono animali fantastici, sfingi, draghi, aquile reali maschere, festoni di frutta e rose, tutti motivi cari al repertorio dell'epoca. Da vedere è anche la Sacrestia, usata fin dal XVII secolo come aromateria. La Sacrestia era la stanza dove si conservavano le acque distillate e per questo era chiamata “Stanza delle acque”.

Il percorso museale dell'Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, si sviluppa infine in quelli che un tempo erano i laboratori di produzione. I laboratori sono oggi un vero e proprio museo. Si tratta di un luogo sorto con l'idea di ridare luce e vita alle macchine utilizzate un tempo per le lavorazioni, ed agli oggetti di rame e di bronzo.

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Ultima Cena

Firenze - L’Ultima Cena di Andrea del Castagno

Oggi vi parliamo di un tesoro dell'arte poco conosciuto che si trova a Firenze. Si tratta dell'Ultima Cena di Andrea del Castagno, custodita nel Complesso di Sant'Apollonia.

Il Complesso di Sant’Apollonia era un tempo uno dei grandi monasteri femminili di Firenze. Attualmente questo luogo è diviso fra l’Università di Firenze, il comando militare e il Museo del Cenacolo di Sant'Apollonia.

Il Cenacolo di Sant’Apollonia era il refettorio monumentale delle benedettine. Esso fu affrescato su un'intera parete da Andrea del Castagno nel 1447. Tutta la parte inferiore della parete, in particolare, è occupata da una splendida Ultima Cena.

La scena si svolge in un ambiente riccamente decorato. E ogni elemento architettonico è curato nel minimo dettaglio. L’impostazione prospettica è rigorosa, accentuata dall'effetto geometrico delle linee del pavimento e del soffitto. Al di sopra sono raffigurate la Resurrezione, la Crocefissione e la Deposizione nel sepolcro.

La cena di Gesù con gli apostoli si svolge in una stanza all'antica, decorata con lussuosa e raffinata eleganza. C'è un lungo tavolo con una tovaglia bianca, che evidenzia lo sviluppo orizzontale della scena. Attorno al tavolo, gli apostoli e Gesù sono seduti su scranni coperti da un drappo con motivi floreali. Tutti tranne Giuda, che si trova sul lato opposto, su uno sgabello. La collocazione di Giuda separato dal resto degli apostoli è tipica dell'iconografia. Tuttavia, di solito si trova a destra, piuttosto che a sinistra di Cristo. La sua figura barbuta e di profilo ricorda quella di un satiro della mitologia romana, dalla quale i cristiani avevano mutuato molte delle caratteristiche fisiche del diavolo.

All’interno del Cenacolo sono esposte inoltre anche altre opere di Andrea del Castagno, dipinte intorno alla metà del Quattrocento. Si trovano una lunetta affrescata (e la sua sinopia) con il Cristo in pietà tra gli angeli. Ma ci sono anche una Crocifissione e la sinopia della Visione di San Girolamo tra le Sante Paola e Eustachio. Sulla parete sud della sala è situato inoltre un Crocifisso attribuito a Baccio da Montelupo. Mentre altre opere quattrocentesche provenienti dall'ex monastero sono esposte nell’antirefettorio insieme a dipinti di Paolo Schiavo e di Neri di Bicci.

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cattedrale di firenze

Cattedrale di Santa Maria del Fiore - La testa del toro

Tra le tante leggende che fanno parte della tradizione di Firenze, ce n’è una molto antica riguardante la Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Si tratta della leggenda della testa del toro.

Ma andiamo con ordine. La Cattedrale fiorentina cela allo sguardo diversi dettagli spesso invisibili ad una prima occhiata. Un esempio? Se si guarda sul fianco sinistro del Duomo, fra Via Ricasoli e Via dei Servi, si può scorgere un doccione marmoreo. Questo doccione raffigura una grossa testa di bue, con tanto di corna.

La domanda che sorge a questo punto spontanea è: cosa ci fa una testa di toro tra le statue che adornano il Duomo di Firenze?

La statua potrebbe essere uno dei tanti omaggi dei costruttori ai vari animali da traino impiegati per trasportare i materiali necessari per la realizzazione della Cattedrale. Esiste però anche un'altra spiegazione alla sua presenza, una storia più curiosa e goliardica: la leggenda di un tradimento e dell'originale vendetta di un amante.

La tradizione popolare narra infatti che intorno al 1400, quando la costruzione della Cattedrale era già giunta ad una certa altezza, in una casa di Via Ricasoli abitasse un fornaio gelosissimo della propria moglie. Sembra che uno dei mastri carpentieri, che lavoravano al Duomo, fosse divenuto l'amante di questa donna, il cui marito aveva la sua bottega proprio lì davanti. Purtroppo ad un certo punto il fornaio scoprì la tresca e denunciò la moglie per adulterio al Tribunale Ecclesiastico. Così, per vendicarsi, il mastro carpentiere collocò la testa del toro cornuto proprio dirimpetto alla casa del fornaio, affinchè si ricordasse in eterno del tradimento.

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