Museo Egizio

Museo Egizio – La tomba di Kha e di Merit

Il Museo Egizio di Torino è il più antico museo, a livello mondiale, interamente dedicato alla civiltà nilotica ed è considerato, per valore e quantità dei reperti, il più importante al mondo dopo quello del Cairo.

Il museo è dedicato esclusivamente all'arte egizia. Al suo interno si possono trovare mummie, papiri e tutto ciò che riguarda l'antico Egitto (compresi animali imbalsamati) per un totale di più di 37.000 pezzi che coprono il periodo dal paleolitico all'epoca copta.

Tante sono le curiosità che si trovano nelle sue sale. Oltre ad un vero “Libro dei Morti”, al quale è dedicata un’intera parete, ed alla Mensa Isiaca (un’antica tavola in bronzo dei Savoia), c’è spazio anche per qualche oggetto speciale con una storia romantica. Un esempio? La tomba di Kha e di Merit.

La tomba di Kha e di sua moglie Merit è uno dei tanti tesori conservati presso il Museo Egizio. Rinvenuta nell'odierna Luxor, nel 1906, racconta ancora oggi una bellissima storia d'amore. Kha era infatti l'architetto che dirigeva i lavori di manutenzione delle tombe della Valle dei Re. Alla morte prematura della sposa, si ritiene che questi, in preda ad un'infinita disperazione, abbia adattato per lei il proprio sarcofago, l'unico che era già stato terminato, avendo cura che il corpo della consorte fosse comodo in una bara fuori misura e che la sua maschera funebre fosse guarnita dalle pietre più belle. Quando anche questi venne a mancare, fu sepolto insieme all'amata sposa, per essere unito con lei nell'eternità.

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Castel del monte

Castel del Monte – La leggenda del tesoro del saraceno

Castel del Monte è una fortezza del XIII secolo fatta costruire dall'imperatore del Sacro Romano Impero Federico II nell'altopiano delle Murge occidentali in Puglia. Luogo di segreti e di magia, a causa dei forti simbolismi di cui è intriso, si ritiene che in passato potesse essere stato una sorta di tempio del sapere, in cui dedicarsi allo studio delle scienze. La sua nascita si colloca ufficialmente il 29 gennaio 1240.

Secondo la tradizione, pare infatti che Federico II ordinò proprio in quella data che venisse predisposto tutto il necessario per la sua costruzione, sebbene molti studiosi non concordino con questa idea né condividano l’attribuzione dell’opera ad un ben definito architetto: non si sa se a ideare la costruzione fu Riccardo da Lentini oppure lo stesso Federico II. C’è addirittura chi dubita che l’imperatore abbia mai visitato il castello, dato che gli storici hanno trovato conferma che abbia sostato dalle sue parti soltanto poche volte.

Le leggende su Castel del Monte non si contano. Una delle tante che circolano riguarda proprio la sua fondazione. La tradizione vuole infatti che nel punto in cui sorge, vi fosse, secoli fa, un tempio antico con una statua, sul cui capo era scritto: "Il mio capo è di bronzo ma a levar del sole a calendi di maggio sarà d'oro". La scritta rimase un mistero finché un saraceno, al levar del sole, cominciò a scavare nel punto in cui la statua proiettava la sua ombra, trovando un favoloso tesoro. Si dice che quel tesoro finì (non si sa come) proprio nelle mani di Federico II, che lo avrebbe usato per costruire la fortezza di Castel del Monte.

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basilica di san siro

Basilica di San Siro – Il santo e il basilisco

La basilica di San Siro è una delle più antiche chiese di Genova, eretta secondo la tradizione nel IV secolo. Questa chiesa, inizialmente dedicata ai Santi Apostoli, fu poi intolata a San Siro, un personaggio alla cui vita sono legate tantissime storie.

San Siro divenne vescovo di Genova intorno alla metà del IV secolo. E' ricordato anche come "San Siro da Struppa" o "San Siro di San Remo", città che, ancora diacono, era stato mandato ad evangelizzare.

Fin qui niente di straordinario. Ma il santo è celebre soprattutto per aver sconfitto un animale leggendario, nientemento che un basilisco. Il basilisco è una creatura mitologica citata anche come "re dei serpenti". Questo animale aveva il potere di uccidere o pietrificare con un solo sguardo diretto negli occhi le sue povere vittime. E qualunque essere vivente entrava in contatto con il suo fiato o veniva morso moriva sul colpo. Il basilisco viveva in ambienti desertici da lui stesso creati. Una delle sue caratteristiche principali era la capacità di seccare gli arbusti oltre che con il contatto, anche con il solo sguardo.

La leggenda racconta che il mostro avrebbe tormentato i genovesi per un lungo periodo. Il suo rifugio era situato in fondo ad un pozzo a lato dell’attuale Basilica dedicata a San Siro. Secondo i resoconti, tuttavia, pare che il vescovo genovese ad un certo punto abbia deciso di affrontarlo, snidando il mostro dal suo rifugio.

La sconfitta del basilisco, che secondo gli studiosi probabilmente simboleggia la sconfitta dell’eresia ariana, incarnata perfettamente dal basilisco, ha lasciato diverse tracce dietro di sè. A ricordare il leggendario scontro tra la creatura e il santo, c'è infatti un bassorilievo medioevale murato tra le arcate di un portico duecentesco nello slargo dinanzi al lato meridionale della basilica di San Siro. Mentre all'interno, nel catino absidale, si può ammirare un affresco seicentesco di Giovanni Battista Carlone.

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fantasma di Azzurrina

Castello di Montebello – Il fantasma di Azzurrina

La leggenda del fantasma di Azzurrina, che si dice dimori nel castello di Montebello di Torriana, si basa come spesso accade su una storia vera.

Nata intorno al 1370, Azzurrina sarebbe stata la figlia di Ugolinuccio o Uguccione di Montebello, feudatario di Montebello di Torriana. E sarebbe prematuramente scomparsa il 21 giugno del 1375, il giorno del solstizio d'estate.

Si dice che fosse una bambina albina e che la madre decise di tingerle periodicamente i capelli di nero. Tuttavia, dato che li tingeva con pigmenti di natura vegetale estremamente volatili, questi, complice la scarsa capacità dei capelli albini di trattenere il pigmento, avevano dato alla chioma della bimba riflessi azzurri come i suoi occhi. Così avrebbe avuto origine il suo soprannome di "Azzurrina".

Si racconta che il 21 giugno del 1375, mentre il padre era lontano dalla sua residenza, Azzurrina, sempre vigilata da due armigeri, giocasse nel castello di Montebello di Torriana con una palla di stracci mentre fuori infuriava un temporale. Secondo il successivo resoconto delle guardie, la bambina avrebbe inseguito la palla caduta dalla scala all'interno della ghiacciaia sotterranea, nell'intento di recuperarla. Dopodiché, scomparve letteralmente nel nulla e nessuna traccia fu più trovata né di lei né della palla. Il temporale sarebbe cessato con la scomparsa di Azzurrina.

Da allora il fantasma della bambina torna a far sentire la sua voce ogni cinque anni, in concomitanza con il cadere del solstizio d'estate.

Divenne celebre il solstizio del 1990. Il Castello di Montebello era aperto a Museo da appena un anno, ciononostante, la leggenda era già di dominio pubblico. C’era così chi si schierava a sostenerla ciecamente, chi la contestava, chi la temeva, ma tutti ne parlavano. Il 21 giugno, tecnici del suono interessati a tali episodi effettuarono le prime registrazioni attraverso l’uso di sofisticate apparecchiature. Tutte le frequenze furono incise. In sede di studio, si decise di procedere all’ascolto: tuoni, uno scrosciare violento di pioggia, poi... un suono.

Ancora oggi, coloro che ascoltano quelle registrazioni hanno reazioni diverse. Alcuni sostengono di udire il pianto di una bambina, altri una risata, molti dicono di sentirci una voce, di distinguerci una parola, tanti altri sostengono di non sentirci né più né meno che vento e pioggia nel temporale. Il fantasma di Azzurrina non smette tuttavia di far parlare di sé.

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