Villa del Priorato di Malta

Villa del Priorato di Malta – Il buco della serratura

La Villa del Priorato di Malta è un complesso di edifici con un giardino situato a Roma, sull'Aventino. Il luogo, sede storica del Gran priorato di Roma dei cavalieri di Malta, oggi Sovrano militare ordine di Malta, per tutto il medioevo ha costituito un importante punto strategico posto a picco sull'emporio del Tevere e già nel X secolo era occupato da un monastero benedettino fortificato. Passò poi ai templari e, dopo la loro soppressione nel 1312, ai cavalieri ospitalieri che vi stabilirono il loro priorato.

L’ingresso al priorato fu ristrutturato nel 1765 dall’architetto e incisore Giovanni Battista Piranesi. Il risultato, unica opera architettonica dell'autore, fu la straordinaria piazzetta settecentesca, originale esempio a Roma di ambientazione urbanistica rococò, decorata con trofei di guerra che alludono alle imprese dei cavalieri di Malta e con gli stemmi dei Rezzonico, sulla quale si apre il portale d'ingresso alla villa.

La piazza è nota tuttavia ai romani, soprattutto per il buco della serratura del portone d'ingresso. Avvicinando l'occhio alla serratura del portone, infatti, si scorge una meravigliosa inquadratura della cupola della Basilica di San Pietro. Si tratta probabilmente della più famosa e suggestiva vista romana dell'edificio, incorniciata dalle siepi dei giardini del Priorato. Una vista mozzafiato, che lascia del tutto sbalorditi per la sua bellezza.

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Cappella Colleoni

Cappella Colleoni – Simboli, curiosità e misteri

La Cappella Colleoni è una costruzione che fu eretta tra il 1472 e il 1476 come mausoleo del condottiero Bartolomeo Colleoni.

Nell'originaria idea del Colleoni, la cappella non doveva restare "confinata" nella piazzetta del Duomo. Essa era destinata a diventare il perno dello spazio di piazza Vecchia. Il condottiero aveva infatti preventivato di far abbattere il palazzo della Ragione, ritenuto una decrepita persistenza medievale.

Il suo desiderio di grandezza riuscì ad appagarsi solo in parte ma lasciò tracce visibili dietro di sé. Basta guardare la facciata della cappella, collocata accanto al protiro medioevale di Santa Maria Maggiore. La prima è significativamente più alta del secondo, a segnare la dominanza gerarchica immaginata dal Colleoni.

La Cappella Colleoni è contraddistinta da molte sculture dal significato simbolico, che sono collocate sulla fronte del mausoleo. Ai lati dell'ingresso le due figure femminili sulle colonne rappresentano la Forza e la Costanza, virtù riferibili al Colleoni in persona. Mentre un Padre Eterno benedicente si affaccia nel timpano appena svelato da tre angeli. Quello in mezzo poggia sullo stemma del condottiero, che si trova dunque al centro della facciata. Spostando lo sguardo lungo l'asse centrale, si riesce a identificare sopra al rosone la figura di Sant'Alessandro. Il santo è il guerriero patrono di Bergamo con il quale Colleoni poteva facilmente essere identificato. Poggiano infine sulla trabeazione delle due finestre altre quattro Virtù.

Oltre ad essere un luogo altamente simbolico, la Cappella Colleoni è stata oggetto anche di un piccolo mistero. Un mistero durato fino al 1969.

Per secoli si è creduto infatti che la salma di Bartolomeo Colleoni non si trovasse nel mausoleo ma in qualche altro luogo. Questo perché il suo sarcofago si diceva fosse risultato vuoto a ogni ispezione. Ciò aveva alimentato un appassionante mistero storico sulle sorti dei resti del condottiero. Si arrivò anche alla diceria dello spostamento del feretro dall'arca ad altro sito. Qualcuno parlò addirittura del pavimento di Santa Maria Maggiore, per ordine nientemeno che di san Carlo Borromeo.

In realtà, come si ebbe modo di appurare nel 1969, il Colleoni riposa davvero nel suo mausoleo. Fu tuttavia sepolto nel suo monumento due mesi dopo la morte perché a quella data non era stato ancora completato del tutto. Da qui l’origine della leggenda.

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Basilica di san Nicola

Basilica di San Nicola – La leggenda dei tre giovinetti

La basilica di San Nicola nel cuore della città vecchia di Bari, è un edificio realizzato tra il 1087 e il 1197, uno degli esempi più significativi di architettura del romanico pugliese.

La basilica è pontificia, il suo affidamento ad un determinato ordine religioso spetta cioè direttamente alla Santa Sede. Ed in particolare, dal 1951 è affidata all'Ordine domenicano, che ancora oggi svolge il suo servizio prestando una particolare attenzione agli aspetti ecumenici.

La chiesa è dedicata a San Nicola di Myra, che da secoli riposa al suo interno. Si tratta di uno dei santi maggiormente venerati fra i cristiani ortodossi, soprattutto tra gli appartenenti alla Chiesa ortodossa russa.

Sulla figura di San Nicola circolano da sempre tante leggende. Una delle più celebri narra di tre giovinetti che, perdutisi nelle campagne, incapparono in una coppia di delinquenti, due coniugi, gestori di una trattoria. Questi, rimasti a corto di vivande da offrire agli avventori, approfittarono dell'innocenza dei tre e dopo averli fatti assopire, li fecero a pezzi, con l'intenzione di servire la loro carne ai clienti. San Nicola, avvisato da una premonizione di quanto accaduto, si presentò alla locanda e chiese della carne fresca. Gli osti riconobbero subito il santo e pentiti, lo accompagnarono in cucina, dove si era compiuto il delitto. Al comando di San Nicola, i tre fanciulli uscirono fuori dalle botti in cui erano stati stivati, miracolosamente illesi, e furono subito riportati dai loro genitori.

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Palazzo Ducale di Mantova

Palazzo Ducale – Il fantasma di Agnese Visconti

Il Palazzo Ducale di Mantova, noto anche come reggia dei Gonzaga, è uno dei principali edifici storici cittadini, celebre per essere stato dal 1308 la residenza ufficiale dei signori di Mantova, i Bonacolsi, e quindi la residenza principale dei Gonzaga, signori, marchesi ed infine duchi della città virgiliana.

Ogni duca ha voluto aggiungere un'ala per sé e per le proprie opere d'arte. Il risultato è un'area di più di 35.000 metri quadrati che ne fanno la sesta reggia più estesa in Europa dopo i palazzi del Vaticano, il Palazzo del Louvre, la Reggia di Versailles, la Reggia di Caserta e il Castello di Fontainebleau.

Come tutti gli edifici storici che hanno percorso i secoli, anche il Palazzo Ducale vanta i suoi segreti, i suoi aneddoti e soprattutto…i suoi spettri.

In quella che oggi è Piazza Pallone, cortile del palazzo ducale, una targa ricorda la triste scomparsa di Agnese Visconti, moglie sfortunata di Francesco I Gonzaga, da questi fatta ingiustamente processare con la falsa accusa di adulterio. Le accuse si fondavano sul presunto adulterio di Agnese con il cavaliere Antonio da Scandiano. La sentenza per entrambi fu inevitabile: la pena di morte. E fu così che la mattina del 7 febbraio, a soli 28 anni, Agnese fu decapitata mentre Antonio fu impiccato.

Si racconta che fantasma della giovane vaghi ancora da queste parti e sono in molti coloro che dichiarano di aver sentito il pianto di una donna passando nella piazza, mentre altri sostengono di aver visto di notte, tra le finestre del Castello e del Palazzo, una sorta di luce spettrale che saliva e scendeva tra le stanze.

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castello di donnafugata

Castello di Donnafugata – La leggenda della principessa Bianca

Il castello di Donnafugata si trova nel territorio del comune di Ragusa. L'attuale costruzione, al contrario di quanto il nome possa far pensare, è una sontuosa dimora nobiliare del tardo '800. Anche se in realtà, la prima costruzione sembra sia dovuta ai Chiaramonte, conti di Modica nel XIV secolo.

Il castello, diviso su tre piani, conta oltre 120 stanze di cui una ventina sono oggi fruibili ai visitatori. Visitando le stanze che contengono ancora gli arredi ed i mobili originali dell'epoca, sembra quasi di fare un salto nel passato, nell'epoca degli ultimi "gattopardi".

Ci sono varie ipotesi sull'origine del nome del castello di Donnafugata. La leggenda narra che la principessa Bianca di Navarra fu imprigionata dal conte Bernardo Cabrera, signore della Contea di Modica, ma che riuscì a fuggire attraverso le gallerie che conducevano nella campagna che circonda il palazzo. Da ciò sarebbe poi derivato il termine "Donnafugata". In realtà la costruzione del castello è successiva alla leggenda. Secondo un'altra interpretazione il nome del castello è la libera trascrizione del termine arabo "ʻAyn al-Ṣiḥḥat" (Fonte della Salute), che in siciliano divenne "Ronnafuata", da cui la denominazione attuale. Ma è possibile avanzare un'ipotesi ulteriore, cioè che il nome della località possa fare riferimento a un tragico e doloroso episodio verificatosi in questo luogo, ovvero il possibile ritrovamento, in un imprecisato momento storico, di un corpo femminile deceduto per soffocamento ("donna affucata", cioè " donna soffocata" o "donna morta per soffocamento").

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