Villa del Priorato di Malta

Villa del Priorato di Malta – Il buco della serratura

La Villa del Priorato di Malta è un complesso di edifici con un giardino situato a Roma, sull'Aventino. Il luogo, sede storica del Gran priorato di Roma dei cavalieri di Malta, oggi Sovrano militare ordine di Malta, per tutto il medioevo ha costituito un importante punto strategico posto a picco sull'emporio del Tevere e già nel X secolo era occupato da un monastero benedettino fortificato. Passò poi ai templari e, dopo la loro soppressione nel 1312, ai cavalieri ospitalieri che vi stabilirono il loro priorato.

L’ingresso al priorato fu ristrutturato nel 1765 dall’architetto e incisore Giovanni Battista Piranesi. Il risultato, unica opera architettonica dell'autore, fu la straordinaria piazzetta settecentesca, originale esempio a Roma di ambientazione urbanistica rococò, decorata con trofei di guerra che alludono alle imprese dei cavalieri di Malta e con gli stemmi dei Rezzonico, sulla quale si apre il portale d'ingresso alla villa.

La piazza è nota tuttavia ai romani, soprattutto per il buco della serratura del portone d'ingresso. Avvicinando l'occhio alla serratura del portone, infatti, si scorge una meravigliosa inquadratura della cupola della Basilica di San Pietro. Si tratta probabilmente della più famosa e suggestiva vista romana dell'edificio, incorniciata dalle siepi dei giardini del Priorato. Una vista mozzafiato, che lascia del tutto sbalorditi per la sua bellezza.

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la leggenda delle oche capitoline

Campidoglio - La leggenda delle oche capitoline

La leggenda delle oche del Campidoglio fa parte della storia di Roma.

La tradizione racconta che tutto accadde intorno al 390 a.C. A quei tempi, il colle del Campidoglio era occupato da un tempio dedicato alla dea Giunone, che ospitava una serie di oche. Le oche erano animali sacri alla dea e per questo ritenuti intoccabili.

I Galli del condottiero Brenno assediavano Roma e cercavano un modo per penetrare nel colle. Qui si erano rifugiati i romani che non erano fuggiti verso le città di Veio e di Caere all'arrivo degli assalitori. L'unica loro speranza era il generale romano Marco Furio Camillo, che però era in esilio ad Ardea a causa delle sue posizioni anti-plebee.

Ma una notte, il conflitto giunse ad una svolta. Un messaggero, mandato dai romani di Veio prima a Roma e poi ad Ardea per richiamare proprio il generale, riuscì ad accedere al Campidoglio nonostante l'assedio. I Galli allora colsero l'occasione al volo, lo seguirono e nottetempo entrarono anche loro.

La leggenda sostiene che le oche, unici animali superstiti alla fame degli assediati perché sacri a Giunone, cominciarono a starnazzare rumorosamente. Così facendo avvertirono del pericolo l'ex Console Marco Manlio e i romani assediati, che respinsero il nemico. Per la sua azione eroica, Marco Manlio venne successivamente denominato Capitolino.

L'assedio respinto e l'imminente arrivo di Marco Furio Camillo bastò per ribaltare le sorti della guerra a favore dei romani: i Galli cominciarono a subire le prime sconfitte mentre l'esercito del condottiero avanzava da Ardea. Gli assedianti cercarono quindi un compromesso: a fronte di un tributo pari a mille libbre d'oro, questi avrebbero tolto l'assedio. I romani, al momento di pagare, si accorsero che le bilance erano truccate e, alle loro rimostranze, Brenno, in gesto di sfida, aggiunse la sua spada alla bilancia pretendendo un maggiore peso d'oro e pronunciò la frase «Vae victis!» («Guai ai vinti!»).

Qui la tradizione narra un secondo episodio leggendario: mentre i romani chiedevano tempo per procurarsi l'oro che mancava, Camillo raggiunse Roma con il suo esercito. Una volta di fronte a Brenno, gli mostrò la sua spada e gli urlò in faccia: «Non auro, sed ferro, recuperanda est patria» ("Non con l'oro, ma con il ferro, si riscatta la patria").

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