Bocca della Verità

Roma - La leggenda della Bocca della Verità

La Bocca della Verità è un’enorme maschera di marmo, famosa in tutto il mondo, la cui leggenda narra che potrebbe mordere la mano di chiunque la inserisca nella sua bocca. La celebre scultura di grandi dimensioni ha un diametro di 1,75 metri. Ed è dedicata al Dio del Mare, raffigurato con un volto barbuto e con gli occhi, il naso e la bocca forati.

L’opera si trovava nella Piazza della Bocca della Verità fino al 1632. Quell'anno si decise di murarla in una delle pareti del pronao della vicina Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, il luogo dove tutt’oggi si può ammirare.

Ora, tante sono le leggende che riguardano la Bocca della Verità che, malgrado il trascorrere degli anni e delle epoche, continua ad alimentare la curiosità di qualsiasi visitatore.

Una delle più celebri racconta di una donna infedele che fu condotta dal marito giustamente sospettoso alla Bocca della Verità per essere sottoposta alla prova. E che riuscì a salvare la sua mano con una astuzia. Infatti la donna incriminata chiese all'amante di presentarsi anche lui nel giorno in cui sarebbe stata sottoposta alla prova. Gli chiese anche di fingersi pazzo e di abbracciarlo davanti a tutti. L'amante eseguì perfettamente le sue istruzioni. Così la donna, al momento di infilare la sua mano nella Bocca, poté giurare tranquillamente di essere stata abbracciata in vita sua solo da suo marito e da quell'uomo che tutti avevano visto. Avendo detto la verità, la donna riuscì a ritirare indenne la sua mano dalla tremenda Bocca, benché fosse colpevole di adulterio.

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Pantheon

Roma - L'oculo del Pantheon

Il Pantheon è un celebre edificio della Roma antica situato nel rione Pigna, eretto come tempio dedicato a tutte le divinità passate, presenti e future. Realizzato nel 27 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto, fu successivamente ricostruito dall'imperatore Adriano tra il 120 e il 124 d.C. Gli incendi dell'80 e del 110 d.C. danneggiarono infatti la costruzione precedente.

L’edificio è composto da una struttura circolare unita a un portico in colonne corinzie che sorreggono un frontone. Dalla fine del VII secolo esso è una basilica cristiana dedicata a Santa Maria della Rotonda. Questa metamorfosi gli ha permesso di sopravvivere alle spoliazioni inflitte dai papi nei vari secoli.

Il Pantheon è celebre per avere un'unica finestra a forma di oculo sulla cupola di quasi 9 metri di diametro. Dal punto di vista tecnico, questa apertura verso l'esterno permette il ricadere zenitale della luce e dunque un sapiente gioco di chiaroscuro all'interno.

Intorno all'oculo del Pantheon sono nati lungo i secoli molteplici leggende, studi astrologici e curiosità. Secondo una leggenda medievale esso sarebbe stato creato dal diavolo in fuga dal tempio di Dio. Nell’antichità invece si diceva che la pioggia non riuscisse ad entrare nel tempio a causa del calore e dei fumi delle candele che illuminavano l'interno. La cosa ad oggi rimane solo una leggenda. Nel Pantheon nei giorni piovosi ancora adesso entra abbondante acqua. Per questo motivo il pavimento presenta ben 22 forature. E' per permettere alla pioggia di filtrare.

Grazie alla presenza dell'oculo si osservano tuttavia curiosi fenomeni astronomici all'interno dell'edificio, tanto che qualcuno lo ha definito "un tempio solare". Per esempio, il 21 aprile, Natale di Roma, a mezzogiorno, un raggio di sole penetra dall'oculo all'interno e colpisce il portale d'accesso.

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Colonna Traiana

Roma – La Colonna Traiana

La Colonna Traiana è un monumento innalzato a Roma nel Foro Traiano nel II secolo d.C.. Nata per celebrare la conquista della Dacia (attuale Romania) da parte dell'imperatore Traiano, essa rievoca tutti i momenti salienti di quella espansione territoriale.

È possibile che una visione più ravvicinata della colonna si potesse avere salendo sulle terrazze di copertura della navata laterale della Basilica Ulpia o su quelle che probabilmente coprivano anche i portici antistanti le due biblioteche. Una lettura "abbreviata" era anche possibile senza la necessità di girare intorno al suo fusto per seguire l'intero racconto. Bastava seguire le scene secondo un ordine verticale, dato che la loro sovrapposizione nelle diverse spire sembra seguire una logica coerente.

La narrazione, che si articola lungo i 200 metri del fregio, è organizzata rigorosamente, con intenti cronistici. Seguendo la tradizione della pittura trionfale vengono rappresentate non solo le scene "salienti" delle battaglie. Vi sono anche le scene di marcia, quelle riguardanti i trasferimenti delle truppe (12 episodi) e quelle sulla costruzione degli accampamenti e sulle infrastrutture (ben 17 scene, rappresentate con estrema minuzia nei dettagli). In questa scansione degli eventi compaiono poi gli avvenimenti significativi dal punto di vista politico, a cui si aggiungono alcune scene più specificatamente propagandistiche. Qualche esempio? Le torture dei prigionieri romani da parte dei Daci, il discorso di Decebalo, il suicidio dei capi daci col veleno, la presentazione della testa di Decebalo a Traiano, l'asportazione del tesoro reale.

La Colonna Traiana fu una novità assoluta nell'arte antica e divenne il punto di arrivo più all'avanguardia per il rilievo storico romano. Essa è ritenuta dai più l’opera più sublime del geniale Apollodoro di Damasco, l’artista preferito di Traiano.

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Villa del Priorato di Malta

Villa del Priorato di Malta – Il buco della serratura

La Villa del Priorato di Malta è un complesso di edifici con un giardino situato a Roma, sull'Aventino. Il luogo, sede storica del Gran priorato di Roma dei cavalieri di Malta, oggi Sovrano militare ordine di Malta, per tutto il medioevo ha costituito un importante punto strategico posto a picco sull'emporio del Tevere e già nel X secolo era occupato da un monastero benedettino fortificato. Passò poi ai templari e, dopo la loro soppressione nel 1312, ai cavalieri ospitalieri che vi stabilirono il loro priorato.

L’ingresso al priorato fu ristrutturato nel 1765 dall’architetto e incisore Giovanni Battista Piranesi. Il risultato, unica opera architettonica dell'autore, fu la straordinaria piazzetta settecentesca, originale esempio a Roma di ambientazione urbanistica rococò, decorata con trofei di guerra che alludono alle imprese dei cavalieri di Malta e con gli stemmi dei Rezzonico, sulla quale si apre il portale d'ingresso alla villa.

La piazza è nota tuttavia ai romani, soprattutto per il buco della serratura del portone d'ingresso. Avvicinando l'occhio alla serratura del portone, infatti, si scorge una meravigliosa inquadratura della cupola della Basilica di San Pietro. Si tratta probabilmente della più famosa e suggestiva vista romana dell'edificio, incorniciata dalle siepi dei giardini del Priorato. Una vista mozzafiato, che lascia del tutto sbalorditi per la sua bellezza.

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la leggenda delle oche capitoline

Campidoglio - La leggenda delle oche capitoline

La leggenda delle oche del Campidoglio fa parte della storia di Roma.

La tradizione racconta che tutto accadde intorno al 390 a.C. A quei tempi, il colle del Campidoglio era occupato da un tempio dedicato alla dea Giunone, che ospitava una serie di oche. Le oche erano animali sacri alla dea e per questo ritenuti intoccabili.

I Galli del condottiero Brenno assediavano Roma e cercavano un modo per penetrare nel colle. Qui si erano rifugiati i romani che non erano fuggiti verso le città di Veio e di Caere all'arrivo degli assalitori. L'unica loro speranza era il generale romano Marco Furio Camillo, che però era in esilio ad Ardea a causa delle sue posizioni anti-plebee.

Ma una notte, il conflitto giunse ad una svolta. Un messaggero, mandato dai romani di Veio prima a Roma e poi ad Ardea per richiamare proprio il generale, riuscì ad accedere al Campidoglio nonostante l'assedio. I Galli allora colsero l'occasione al volo, lo seguirono e nottetempo entrarono anche loro.

La leggenda sostiene che le oche, unici animali superstiti alla fame degli assediati perché sacri a Giunone, cominciarono a starnazzare rumorosamente. Così facendo avvertirono del pericolo l'ex Console Marco Manlio e i romani assediati, che respinsero il nemico. Per la sua azione eroica, Marco Manlio venne successivamente denominato Capitolino.

L'assedio respinto e l'imminente arrivo di Marco Furio Camillo bastò per ribaltare le sorti della guerra a favore dei romani: i Galli cominciarono a subire le prime sconfitte mentre l'esercito del condottiero avanzava da Ardea. Gli assedianti cercarono quindi un compromesso: a fronte di un tributo pari a mille libbre d'oro, questi avrebbero tolto l'assedio. I romani, al momento di pagare, si accorsero che le bilance erano truccate e, alle loro rimostranze, Brenno, in gesto di sfida, aggiunse la sua spada alla bilancia pretendendo un maggiore peso d'oro e pronunciò la frase «Vae victis!» («Guai ai vinti!»).

Qui la tradizione narra un secondo episodio leggendario: mentre i romani chiedevano tempo per procurarsi l'oro che mancava, Camillo raggiunse Roma con il suo esercito. Una volta di fronte a Brenno, gli mostrò la sua spada e gli urlò in faccia: «Non auro, sed ferro, recuperanda est patria» ("Non con l'oro, ma con il ferro, si riscatta la patria").

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