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Fontana di Trevi

Fontana di Trevi – La leggenda dell’Asso di Coppe

La Fontana di Trevi, con la sua bellezza, incanta coloro che visitano Roma dal 1762, anno del suo completamento ad opera di Giuseppe Pannini. Il Pannini riprese il lavoro iniziato da Nicola Salvi, l’architetto che morì prima della fine dei lavori.

La fontana si trova nel punto esatto in cui prima se ne trovava un’altra, costruita in epoca romana come fulcro del sistema idrico della città. Era il punto finale di uno degli acquedotti più antichi di Roma, l’acquedotto Vergine, che ancora oggi fa sgorgare 120 litri di acqua al secondo che vengono continuamente riciclati.

All’epoca appariva meno imponente, con tre vasche separate dove i passanti potevano bere, lavare i panni e rinfrescarsi. Roma fu la prima città a introdurre l’idea di fontane pubbliche con acqua potabile. Ancora oggi, è la città con la più alta concentrazione di fontane in tutto il mondo. Le decorazioni della fontana includono 30 specie di piante, dai grappoli d’uva, fichi, edere, a canne e piante sempreverdi, tra cui sbucano alcuni animali come lumache e lucertole. Un altro aspetto interessante riguarda Oceano che guida il carro trainato da cavalli alati a loro volta guidati da tritoni. I due cavalli appaiono uno inerte e l’altro calmo perché rappresentano i due stati del mare, agitato e placido.

Guardando la fontana, sulle rocce che coprono il parapetto sulla sinistra, si ammira infine un grande vaso ornamentale di travertino che i romani hanno ribattezzato “Asso di coppe” per la forma che ricorda il simbolo delle carte da gioco.

La leggenda vuole che invece esso rappresenti uno dei contenitori utilizzati dai barbieri, perché all’epoca della costruzione un arrogante barbiere commentava i lavori lamentandosi di continuo. Così si narra che il Salvi modificò il progetto. Innalzò il grande vaso proprio davanti alla sua bottega per bloccargli la visuale dei lavori.

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